Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

MES MARZO 2019

 «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)  (continua)
In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Come affermavo in occasione della sua canonizzazione, «Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza. La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri» (Omelia, 4 settembre 2016).
Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono.
La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano. Ringrazio e incoraggio tutte le associazioni di volontariato che si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, quelle che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Uno speciale ambito in cui la vostra presenza esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione. Sono di fondamentale importanza i vostri servizi di volontariato nelle strutture sanitarie e a domicilio, che vanno dall’assistenza sanitaria al sostegno spirituale. Ne beneficiano tante persone malate, sole, anziane, con fragilità psichiche e motorie. Vi esorto a continuare ad essere segno della presenza della Chiesa nel mondo secolarizzato. Il volontario è un amico disinteressato a cui si possono confidare pensieri ed emozioni; attraverso l’ascolto egli crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie. Il volontariato comunica valori, comportamenti e stili di vita che hanno al centro il fermento del donare. È anche così che si realizza l’umanizzazione delle cure.
La dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare, sia nelle zone più avanzate che in quelle più disagiate del mondo. Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone.
Vi esorto tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto. Le istituzioni sanitarie cattoliche non dovrebbero cadere nell’aziendalismo, ma salvaguardare la cura della persona più che il guadagno. Sappiamo che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto “in pieno” solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano.

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LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA
Signore Gesù, oggi mi proponi un nuovo cammino con Te verso il calvario. Tempo di quaresima, tempo forte per ripercorrere e meditare sulle tappe della Tua vita. La Tua Parola m’invita a meditare sulla Tua misericordia, sul Tuo immenso amore. Nonostante ti abbia offeso profondamente, Tu continui a elargire il Tuo perdono mostrandoci a quale prezzo hai voluto salvarci: abbracciando la croce. Essa non è più strumento di castigo ma di salvezza. Lì hai potuto mostrare la vastità del Tuo amore. Gesù, guardando
Te, sulla croce desidero rientrare in me stesso e ripensare a come ho accolto le croci. Come le ho vissute? Quante volte le ho rifiutate e mi sono ribellato! Tu oggi mi chiedi di nuovo di dare un senso profondo alle mie croci, di guardarle con il Tuo sguardo, di accoglierle con pazienza perché ogni croce mi unisce a Te crocifisso e diventa strumento di salvezza per me e per i miei fratelli. Signore aiutami a rivolgere sempre lo sguardo su di Te crocifisso. Signore oggi ti porto anche tutte le croci del mondo. Santificale.
ALLA PRESENZA DI DIO
Gesù Tu sei qui presente nell’Eucaristia. Qui, continuamente, sui nostri altari riattualizzi la Tua Passione, morte e Risurrezione e rendi continuamente fecondo il Tuo sacrificio. Anche se fisicamente non ti vedo, so che sei vivo, glorioso, ma allo stesso tempo, porti i segni della Tua Passione . Queste sono le insegne, il prezzo con il quale ci hai salvato e che, continuamente mostri al Padre per intercedere per noi. Gesù, prostrato davanti a Te, Ti chiedo luce e sapienza per penetrare in questo mistero tanto grande e pieno d’amore. Tu, Dio, avresti potuto salvarci con una Tua parola, ma hai preferito farlo attraverso un dolore tanto atroce e hai voluto caricare su di Te tutto il peccato del mondo.
Signore in questo periodo quaresimale aiutami ad accettare di essere tuo discepolo seguendo il Tuo insegnamento. “Chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”

LEGGO LA PAROLA DI DIO Lc. 9 ,22-25

22 «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?

RICOSTRUISCO LA SCENA
Gesù è molto sincero, non fa promesse vane. Dopo che Pietro ha fatto la sua professione di fede in Lui, Gesù, comprende quali sono le aspirazioni dei Suoi, ma non vuole illuderli con promesse di grandezza e gloria immediata. La gloria sarà l’esito finale della sofferenza che, come per Lui ci sarà anche per loro. La via che Gesù propone è la via della Croce, della rinuncia, della morte quotidiana. Spesso sulle vie di Gerusalemme si vedevano i condannati alla crocifissione; era uno spettacolo atroce e i discepoli non possono accettare questo messaggio né per Gesù, né per loro. La croce è una realtà dura, ma non è fine a se stessa. Gesù la rende salvifica, ci porta alla vera vita, quella che dura in eterno. A che giova la nostra vita umana se perdiamo la vita eterna? Gesù, Tu continui a ripeterci: “ Scegli la vera vita, quella che passa attraverso la croce, e sarai per sempre con me in paradiso”. Signore, insegnami a fare sempre la scelta giusta.

MEDITO LA SCENA

“ Gesù prese a dire a tutti..” Questo invito vale anche per me, non solo per i suoi diretti discepoli. Gesù Tu inviti anche me a portare la Tua Croce ogni giorno. E’ un invito a entrare profondamente nel progetto che il Padre Ti ha affidato e che Tu affidi a noi. Hai scelto questa via per te e per noi: la via più grande dell’amore.
“ Non c’è amore più grande di Colui che da la vita per i propri amici” Gesù Tu mi dai il Tuo amore e desideri che io lo ricambi. L’amore segue fino in fondo l’amato, soprattutto nel dolore. Quanto dovremo sentirci onorati che Tu, Gesù, ci chieda di partecipare al Tuo dolore per la salvezza dell’umanità! Tu ci ami tanto, Signore e ci mostri la Tua fiducia ritenendoci degni di soffrire qualcosa per Te
Con il peccato il dolore è entrato nel mondo e, accettando quel dolore, Gesù, hai eliminato il peccato. Anche noi, accettando la croce, possiamo contribuire ad eliminare il peccato e collaborare alla redenzione.
Maria, Madre Tua e corredentrice, Ha condiviso più di tutti la Tua Passione, ha sempre accettato
Tutto per amore Tuo e nostro. Non vogliamo accettare anche noi la sofferenza per amor Tuo, Gesù, e dei fratelli?

AMO CONTEMPLO ADORO

Signore Gesù, uomo dei dolori che ben conosci il patire, Tu mi chiedi di seguirti, ma Tu stesso mi prendi per mano. Tu sei il mio cireneo e non permetti che la croce mi schiacci. Dopo il peccato il dolore è entrato nel mondo e nessuno ne è esonerato, ma a quanti desiderano seguirti hai dato la possibilità di guardare con
benevolenza la nostra sofferenza. Abbracciando la croce che viviamo abbracciamo Te, Gesù, che sei inchiodato a quella croce e in quell’abbraccio ci sentiamo avvolti dalla Tua tenerezza, dalla Tua bontà e in quell’abbraccio, comprendiamo che la Croce è la nostra salvezza. Gesù non è facile abbracciare la croce perché il nostro cuore continuamente ripete: “ Padre, se possibile, allontana da me questo calice”. Il Padre sa che quel calice, anche se amaro è necessario che lo beviamo, è medicina che salva la vita e non lo ritira. Assieme al calice, però, ci dà la Sua forza. Non possiamo, da soli, abbracciare la croce. Non crediamo di essere forti, l’accettarla è dono del Signore e Gesù guardando la nostra fragilità ci aiuta a dire “ Non la mia ma la Tua volontà si compia” Il Signore ci farà capire che in quest’abbandono tutto è già glorificato e, bussando alla porta del paradiso con la nostra croce, saremo riconosciuti e accolti perché abbiamo le insegne del nostro Salvatore.
Gesù. Tu sei la Via, l’unica che conduce al Padre. Il Tuo cammino non è glorioso. Tu m’inviti a seguirti, a scegliere in ogni momento di porre il mio passo incerto sulla Tua orma sicura. Signore, Tu solo puoi darmi la forza, la grazia, di compiere un passo alla volta, di abbracciare la mia croce dicendo: “Si, lo voglio” al Tuo invito e seguirti percorrendo con Te fino alla meta, senza più voltarmi indietro, la via della vita in pienezza.

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave,

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VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

VISITARE I MALATI

Accompagnare il malato

Presentiamo, nei suoi aspetti fondamentali, questo argomento presentato da Manicardi. Egli ci aiuta innanzitutto a capire che cos’è e soprattutto che cosa non è l’accompagnamento del malato: non è un lavoro retribuito, né una visita occasionale, né una “buona azione”, ma un impegno che nasce nella libertà e nella gratuità, cresce nella perseveranza e mira a stabilire una “buona relazione”.
Poi passa a delineare alcune condizioni essenziali per un accompagnamento di qualità, valide per laici e credenti: la chiarificazione dei motivi che spingono a una scelta di questo tipo; l’importanza dell’ascolto; la conoscenza dei propri limiti, contro ogni tentazione di onnipotenza; la capacità di accettare gli eventuali momenti di stanchezza o di fatica nei confronti del malato; e infine la disponibilità a creare rapporti fruttuosi anche con i medici e i familiari del malato.
Infine Manicardi ricorda come l’accompagnatore cristiano possa sempre contare anche sull’azione dello Spirito Santo, e sulla presenza costante di Dio.

Oramai da alcuni decenni l’espressione “accompagnamento del malato” si è venuta diffondendo negli ambienti della pastorale sanitaria e in tutti quegli ambienti interessati a umanizzare la situazione di sofferenza in cui il malato si trova.
Di che cosa si tratta? Non si tratta di una relazione tra funzioni o ruoli (medico-malato), ma tra persone: essa afferma il primato della relazione e la qualità personale del malato.
Non è una prestazione che debba venire remunerata con denaro, ma sta nello spazio della gratuità. Non è una visita occasionale, ma si inscrive nella durata ed esige la fedeltà e la perseveranza dell’accompagnatore. Non è lasciata semplicemente alla spontaneità, ma è una scelta: e una scelta sia da parte del malato (che desidera tale accompagnamento o accetta la proposta di essere accompagnato) che dell’accompagnatore (che fa di tale attività un atto di libertà e di responsabilità e che deve anche essere aperto a ricevere dei rifiuti da parte del malato).
Non è una scienza, ma un’arte che si impara giorno dopo giorno. Non è tanto una “buona azione”, quanto una “buona relazione”, o almeno la faticosa e quotidiana costruzione di tale relazione buona. Essa è pertanto molto esigente, coinvolgente, e non può essere lasciata semplicemente all’improvvisazione.
Essendo anzitutto una relazione in cui l’accompagnatore si pone in una situazione di radicale accoglienza e ascolto del malato, essa esige da lui una profonda qualità umana. E anzitutto richiede conoscenza di sé e l’attitudine a quel lavoro interiore che porta alla chiarificazione dei motivi che spingono una persona a volersi impegnare in una tale relazione.
Si tratterà infatti di divenire “presenza” per il malato, ma mantenendo quella distanza salutare che custodisce la libertà del malato e mantiene la relazione in uno spazio di autenticità. Inoltre questa distanza assicura anche all’accompagnatore momenti e tempi di “respiro”, di tranquillità con se stesso. Infatti, la relazione di accompagnamento di un malato impegna profondamente anche a livello emotivo, e l’accompagnatore dovrà saper essere maturo ed equilibrato in questo gioco relazionale: capace di lasciare trasparire le proprie emozioni all’interno di una comunicazione sincera, ma anche di non lasciarsene travolgere o di non turbare il malato con un’emozionalità non controllata. Questa conoscenza della propria umanità è dunque un requisito essenziale per un accompagnatore.
L’autenticità deve sempre trasparire nell’agire e nella persona dell’accompagnatore: se l’accompagnamento è vissuto come un dovere, fosse pure santo e virtuoso, esso entra nell’inautenticità; se l’accompagnatore ha come obiettivo quello di “convertire” il malato o di convincerlo a “diventare come lui”, non fa opera di accompagnamento, ma di sciacallaggio. L’accompagnatore deve poi sapere che la difficile relazione in cui si è impegnato richiede pazienza, attesa dei tempi dell’altro, il rimettersi al malato come guida della relazione (così che anche l’accompagnatore si trova a sua volta accompagnato).

Tratto da: Luciano Manicardi, “L’umano soffrire” (Continua)

L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19)

             Cellula Marzo 2019
      Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione»
     Il cammino verso la Pasqua ci chiama a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.
     Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire ‘dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio’.

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“Padre nostro”: Una preghiera che chiede con fiducia

   Cellula Febbraio 2019  
    La preghiera del Padre nostro scaturisce dall’uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda “perché”.
    Avere fede, diceva una persona, è un’abitudine al grido.
    La preghiera di domanda è autentica, è spontanea, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente.

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Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio

                  Venerdì 4 per anno 2018 – 
     «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».
     Questa beatitudine si riferisce a chi ha un cuore semplice, puro, senza sporcizia,
     «Più di ogni cosa degna di cura custodisci il tuo cuore» (Pr 4,23).
     È vero che non c’è amore senza opere d’amore, ma questa beatitudine ci ricorda che il Signore si aspetta una dedizione al fratello che sgorghi dal cuore
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“Padre nostro”: Una preghiera che chiede con fiducia

                      Cellula Febbraio 2019  
      Gesù mette sulle labbra dei suoi discepoli una preghiera breve, audace, fatta di sette domande.
      Gesù, nella preghiera, non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto.
        Il Padre nostro invita a chiede in tutte le necessità, ma anche a lodare Dio.
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«Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».

      MES FEBBRAIO 2019

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2019

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

Cari fratelli e sorelle,
«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

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La Samaritana

Venerdì 3 Per Anno 2019        

         In tante situazioni noi sentiamo la necessità urgente di trovare un pozzo che possa placare ed estinguere la sete e la stanchezza del cammino.
        Come accadde alla Samaritana, anche noi non vogliamo placare la sete con un’acqua qualsiasi,  ma con quella “sorgente che zampilla per la vita eterna.
        Per questo vogliamo chiedere a Gesù: “Dammi da bere”, bisognosi come siamo che lo Spirito ci purifichi e ci trasformi.                                                                                                                                                                                     ————————-

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Pregare Dio come un bimbo col padre

      Venerdì 2 Per Anno 2019

       “Per pregare bene è necessario avere il cuore di un bambino”.
        “Non abbiamo ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nella paura, ma abbiamo ricevuto lo Spirito che ci fa figli adottivi
Noi possiamo allontanarci da Dio, cadere, essere paralizzati da un senso di colta… ma possiamo ancora trovare la forza di pregare, con la parola ‘padre’, con un tenero senso di bambino ‘Abba’, padre”.
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La Parola di Dio è vita che fa crescere

    Venerdì 1 Per Anno 2019
   La Parola di Dio è un forte richiamo ai 
         Cristiani pusillanimi, senza il coraggio di vivere.  
       Cristiani pusillanimi, senza il coraggio di vivere.
      Cristiani di compromesso, schiavi delle seduzione

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I Re Magi

LA VISITA DEL MALATO NELLA BIBBIA
Il libro di Giobbe

Il libro di Giobbe è anche la storia di amici che diventano nemici, mentre compiono il pietoso atto di andare a trovare il malato. È la storia di persone che vogliono consolare (Gb 2,11) e che arrivano a essere bollate come «consolatori molesti (o «stucchevoli»)» (Gb 16,2), «raffazzonatori di menzogne» (Gb 13,4), «medici da nulla» (Gb 13,4). Essi compiono i gesti rituali del lutto e del dolore (Gb 2,12-13), sembrano amici sinceri, eppure ben presto si riveleranno essere una presenza molesta, incapace di autentica vicinanza al malato.

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