ADORAZIONE EUCARISTICA L'Adorazione è l'atto più alto di una creatura umana

Febbraio 12, 2019

“Padre nostro”: Una preghiera che chiede con fiducia

Filed under: Cellule 2019 — admin @ 1:23 pm
                      Cellula Febbraio 2019  
      Gesù mette sulle labbra dei suoi discepoli una preghiera breve, audace, fatta di sette domande.
      Gesù, nella preghiera, non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto.
        Il Padre nostro invita a chiede in tutte le necessità, ma anche a lodare Dio.
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I) – DISPONIAMOCI ALLA PREGHIERA
– PREGHIERA DELLA CELLULA
– METTIAMOCI ALLA PRESENZA DI DIO   Signore Gesù, poiché nell’Eucaristia ti doni a me, con tutto il tuo amore, in ogni istante da te creato, voglio accogliere, in ciascuno di questi momenti, il tuo amore che vi si manifesta.                                                                             (In silenzio creiamo un’atmosfera interiore di intimità con Gesù presente nell’Eucaristia)                                                                                                                                                                                                                                       
 – INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO    O Spirito Santo, tu che operi la trasformazione del pane in Corpo di Cristo, degnati di trasformare i nostri cuori e di riempirli in vino inebriante dell’amore divino.                                                                                                                                               ( In silenzio invochiamo lo Spirito su di noi e sui fratelli)
 
 II – ASCOLTIAMO LA PAROLA
 1 – . Gesù mette sulle labbra dei suoi discepoli una preghiera breve, audace, fatta di sette domande, un numero che indica pienezza. Dico audace perché, nessuno di noi oserebbe pregare Dio in questa maniera.
Gesù infatti invita i suoi discepoli ad avvicinarsi a Dio e a rivolgergli con confidenza alcune richieste: anzitutto riguardo a Lui e poi riguardo a noi. Nel “Padre nostro”. Gesù, invita a pregarlo senza soggezione, né paura. Non dice di rivolgersi a Dio chiamandolo “Onnipotente”, “Altissimo”: no, non dice così, ma semplicemente «Padre», con tutta semplicità, come i bambini si rivolgono al papà. E questa parola “Padre”, esprime la confidenza e la fiducia filiale.
La preghiera del “Padre nostro” scende alla realtà concreta dell’uomo: ci fa chiedere il pane quotidiano, cioè l’essenziale. La preghiera comincia con la vita stessa. La preghiera del Padre nostro scaturisce dall’uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda “perché”.
Meditiamo e Adoriamo
2 – Gesù, nella preghiera, non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine, si slanci verso il cielo e diventi dialogo.
Avere fede, diceva una persona, è un’abitudine al grido.
Dovremmo essere tutti quanti come il Bartimeo del Vangelo (cfr Mc 10,46-52), quell’uomo cieco che mendicava alle porte di Gerico. Tanta brava gente gli intimava di tacere: “Ma stai zitto! Non disturbare. Il Maestro ha tanto da fare; non disturbarlo”. Ma lui, non ascoltava quei consigli: con tanta insistenza, pretendeva di incontrare Gesù. E gridava più forte! Egli gridava perché voleva vedere, voleva essere guarito: «Gesù, abbi pietà di me!» (v. 47). Gesù gli ridona la vista, e gli dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 52), quasi a spiegare che la preghiera non solo precede la salvezza, ma in qualche modo la contiene già, perché libera dalla disperazione di chi non crede a una via d’uscita da tante situazioni insopportabili.
Meditiamo e Adoriamo
3 – Certo, poi, i credenti sentono anche il bisogno di lodare Dio. I vangeli ci presentano Gesù, pieno di stupore riconoscente al Padre (cfr Mt 11,25-27). I primi cristiani hanno perfino sentito l’esigenza di aggiungere al testo del “Padre nostro” una dossologia: «Perché tua è la potenza e la gloria nei secoli» (Didaché, 8, 2).
Nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che  la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera più autentica sarebbe la lode pura, quella che cerca Dio senza nulla chiedere. No! La preghiera di domanda è autentica, è spontanea, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È anche un atto di fede in me, che sono piccolo, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera per chiedere qualcosa, è molto nobile. Dio è il Padre che ha un’immensa compassione di noi, e vuole che i suoi figli gli parlino senza paura, direttamente chiamandolo “Padre”. Per questo gli possiamo raccontare tutto, anche le cose che nella nostra vita rimangono distorte e incomprensibili. E ci ha promesso che sarebbe stato con noi per sempre, fino all’ultimo dei giorni che passeremo su questa terra. Preghiamo il Padre nostro, cominciando così, semplicemente: “Padre” o “Papà”. E Lui ci capisce e ci ama tanto. (Papa Francesco -Catechesi)
Meditiamo e Adoriamo
– PADRE NOSTRO
– CHINIAMO IL CAPO E RICEVIAMO LA BENEDIZIONE DI GESU’
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PENSIERO SPIRITUALE
 
L’EUCARISTIA: UN IMMENSO DONO
L’Eucaristia è un duplice dono
Parlando dell’Eucaristia, la prima constatazione che facciamo è che qui ci troviamo di fronte a un immenso dono! Un dono di proporzioni infinite, che coinvolge Dio stesso, non solo, ma tutta la creazione e la storia dell’intera umanità:
il dono che Gesù fa di Sé al Padre, offrendosi sulla Croce;
il dono che Gesù fa di Sé a noi, consegnandosi nelle nostre mani e facendosi addirittura nostro cibo e bevanda.
In Dio, tutto è dono. Dio è Amore infinito, cioè Dono infinito.  L’Eucaristia è scuola d’amore. L’amore, infatti, consiste nel donarsi, accogliersi, condividere: questo dovrebbe essere la famiglia, prima, e poi e la società
 L’Eucarestia è il segno dell’amore
Ebbene, l’Eucaristia è lo stupendo Sacramento del Dono. Dice il Papa (Ecclesia de Eucharistia, 10): «L’Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni».

Nell’Eucaristia noi riceviamo tutto Dio, Dio si dona tutto a noi. E noi siamo chiamati – proprio in forza e in virtù dell’Eucaristia – a farci dono totale e reciproco. Il segno di pace che si compie durante la S. Messa è – deve essere! – il segno di una volontà di donarsi e di amare, che dovrebbe caratterizzare ogni nostra azione, ogni nostro rapporto.

Andare a Messa alla domenica solo perché è un “precetto” diventa l’interpretazione più meschina del Dono di Dio, di Gesù. Se nell’Eucaristia è Gesù che si dona tutto a noi e ci fa partecipi dei suoi sentimenti, del suo infinito amore, possiamo noi ridurre questo sublime mistero a un semplice – e molte volte sopportato, subìto a mala pena – comandamento o dovere?

A che cosa abbiamo ridotto l’Eucaristia? E – di conseguenza – a che cosa abbiamo ridotto Dio, abbiamo ridotto Gesù? A un Essere supremo che ci impone degli obblighi, altrimenti noi saremmo puniti? Se – nell’esperienza umana – molte, troppe volte si ricorre alle leggi, ai doveri, alle proibizioni, alle pene, alle multe, ai castighi, ciò è dovuto al fatto che non abbiamo capito nulla della creazione dell’uomo “a immagine e somiglianza di Dio, cioè: dell’Amore”!

Tutto – nel progetto (diciamo anche: sogno) di Dio – è nella linea del dono di amore, altrimenti Dio avrebbe fallito! Ringraziamolo per il dono dell’Eucaristia, che ci indica e ci aiuta a percorrere il cammino di Dio, e a farci Suoi piccoli, poveri, ma stupendi compartecipi del suo essere Amore e Dono
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29° ANNIVERSARIO – Dell’Adorazione Eucaristica
VENERDI’ 22 Febbraio – Ore 18,00       
Messa di ringraziamento.
Segue un momento conviviale. 
 
Siamo tutti invitati a ringraziare il Signore

 

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