ADORAZIONE EUCARISTICA L'Adorazione è l'atto più alto di una creatura umana

Dicembre 13, 2017

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Filed under: Foglio Mes 2017 — admin @ 7:25 pm

Mes  Dicembre 2017 

 “Un’opera di misericordia non è fare una cosa che porti a liberarsi la coscienza, ma è anche compatire il dolore degli altri. Condividere e compatire sono due termini che vanno assieme. E’ misericordioso colui che sa condividere e compatire i problemi delle altre persone.                “Signore squarcia ancora i cieli e vieni a salvarci. Tu vedi la nostra debolezza, vai incontro a quanti t’invocano con cuore sincero. A chi posiamo rivolgerci se non a Te?          Padre, manda ancora Gesù a ricordarci quanto ci hai amato. Aiutaci a ricevere Gesù con cuore umile, mettendo tutta la nostra vita nelle Sue mani certi che Gesù realizzerà nei Tuoi figli quanto ha promesso.

(more…)

Dicembre 12, 2017

Mes Novembre 2017

Filed under: Foglio Mes 2017 — admin @ 11:03 pm

  • Vi è un grande abbraccio di Dio il quale si stringe attorno alla “carne di Cristo”: questo abbraccio consola chi soffre per una disabilità o per una malattia, persone che molte volte purtroppo oltre a dover sopportare la realtà del male fisico si trovano a vivere anche la realtà dell’abbandono e dell’indifferenza.
  • “Dio nel suo amore misericordioso per l’uomo e per il mondo“: è proprio in questi momenti che Dio “abbraccia anche le situazioni più disumane“.            Cristo è presente nei poveri, nei sofferenti, nei bambini, anche indesiderati, nelle persone con handicap fisici o psichici, negli anziani“.

(more…)

Mes Ottobre 2017

Filed under: Foglio Mes 2017 — admin @ 9:57 pm

VIVETE LA VITA COME UN DONO PREZIONO PER LA CHIESA

Cari malati, vivete la vostra vita come un dono e non sentitevi soltanto destinatari di solidarietà, ma partecipi a pieno titolo della vita della Chiesa:
“La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana”.

Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa.

(more…)

Giugno 10, 2017

Pentecoste – Lo Spirito Santo

Filed under: Foglio Mes 2017 — Tag:, , — admin @ 9:55 am

MES GIUGNO 2017

“VISITARE I MALATI”

Le sante Scritture già nell’Antico Testamento chiedono di unire l’osservanza della volontà di Dio alla cura del malato e di chi è nel bisogno, in particolare gli orfani e le vedove. Nel salmo 41 (40) si proclama “beato l’uomo che ha cura del debole” … il Signore lo sosterrà nella sua malattia e addirittura “gli rifarà il letto in cui egli languisce” (v. 4).
Il malato invoca il Signore, chiede la guarigione, assume la responsabilità dei suoi peccati, ma attende anche da noi dei segni di attenzione, di amore, di cura: questo è ’amore da parte del prossimo che ognuno attende. Ecco perché il libro del Siracide attesta la necessità della visita al malato: “Non esitare a visitare gli ammalati, perché proprio per questa azione sarai amato” (Sir 7,35). Nei vangeli, poi, l’attività di Gesù è essenzialmente di cura e di guarigione dalle malattie: “Conducevano a lui tutti i malati, ed egli li curava” (Mt 4,24). Gesù soffre con i malati che incontra, combatte contro il male, invita il malato ad avere fede-fiducia e a mettersi sulla strada della guarigione, assumendo la volontà di guarire nella fedeltà alla terra e nel ringraziamento a Dio.
Gesù si accostava al malato come luogo in cui Dio era presente, dicevano i rabbini: “dove c’è un malato, il suo letto diventa il luogo della Presenza di Dio”. Ma Gesù si identificava pure con il malato: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). Comprendiamo così il malato come il povero: sacramento di Cristo “l’uomo dei dolori che si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori: (Is 53,3-4). Girolamo traduce con audacia: “E noi lo abbiamo giudicato come un lebbroso”. Sì, Gesù è colui che cura (36 volte nei vangeli); che guarisce (19 volte); che è ferito fino alla morte, fino a portare per sempre impressi i segni della sofferenza, le stigmate della passione, anche nel suo corpo glorioso e risorto (cf. Lc 24,39-40; Gv 20,20.27).
Al cristiano, a ogni persona, si impone di compiere l’azione del visitare il malato, di non lasciarlo solo, di dargli dei segni che mostrano come egli non sia abbandonato. Quasi sempre la fatica e la sofferenza della malattia sono aumentate proprio dalla solitudine, dall’isolamento, dalla scomparsa delle relazioni quotidiane con chi si ama. Certo, visitare i malati, oltre a essere una decisione consapevole che esige responsabilità, richiede anche di vincere la paura, di accettare la propria impotenza, di rinunciare a essere protagonisti di buone azioni, per stare accanto all’altro senza pretese e senza imbarazzi. L’incontro con un malato, se vero, ci disarma. L’incontro con il malato esige disciplina: occorre saper tacere e saper parlare con discernimento, non imporre la propria visione e i propri desideri al malato, non finire per fare del malato un’occasione di protagonismo caritativo. A volte, proprio perché non si hanno parole adeguate, occorre saper piangere senza vergognarsi e, soprattutto, non aver paura del corpo del malato. Una carezza, una stretta di mano, un bacio sulla fronte o sulla guancia, a seconda dei rapporti esistenti, può essere per il malato fonte di grande consolazione.
I vangeli ci dicono che Gesù toccava i malati (11 volte), toccava persino i lebbrosi, toccava l’organo malato di un corpo, perché il corpo è il luogo dell’incontro, della salvezza. Toccare il corpo di un altro deve essere un’opera d’arte, toccare il corpo di un malato deve essere terapeutico, relazionale, comunionale: solo volto contro volto, mano nella mano, due persone possono esprimere l’accoglienza l’uno dell’altro. La salvezza si sperimenta nel corpo, l’amore è vissuto nel corpo, la comunione si esprime nel corpo: a noi umani non sono sufficienti le idee!
(Continua)

——————————

IN UNIONE CON L’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA

 Offerta della giornata

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Giugno 2017

– Generale Per i responsabili delle nazioni, perché s’impegnino con decisione a porre fine al commercio delle armi,che causa tante vittime innocenti.

– Dei Vescovi: Perché attraverso l’ascolto della parole di Dio possiamo fare nostri i sentimenti del Cuore di Cristo.

——————————-

LA MIA ORA DI PREGHIERA

MI PREPARO ALLA PREGHIERA
Signore Gesù, grazie per avermi chiamato anche oggi a stare con Te per riversare nel mio cuore i Tuoi doni, il Tuo amore. Quanti doni!!! L’eucaristia, la Riconciliazione, la Tua sollecitudine per prepararmi un posto accanto Te, in cielo.
Tu conosci le mie fragilità e, nonostante il grande desiderio, non riesco ad amarti come vorrei. Tu non ti stanchi mai di me, ma continui ad accettarmi ed amarmi così come sono, dandomi l’auto di cui ho bisogno per rispondere con generosità alle Tue richieste. Oggi vuoi darmi un dono molto
grande che possa trasformare la mia vita: lo Spirito Santo. il Tuo Spirito che, pian piano, mi faccia comprendere tutto quanto Tu ci hai insegnato, ma che nella mia povertà, talvolta, non comprendo. Per capirlo meglio ci vuole anche molta umiltà e, in questa preghiera, desidero andare nella profondità del mio cuore, togliere tutto quanto è di ostacolo alla Tua azione e lasciarti tutto lo spazio necessario per trasformarmi.

ALLA PRESENZA DI DIO
Signore Gesù, sono qui davanti a Te realmente presente nel Sacramento dell’Eucaristia. Da lì, continuamente chiami i Tuoi figli, ma quanti sentono la tua voce: “Venite a me, vi aspetto?”
Ci aspetti come un mendicante d’amore che, dopo aver dato tutto, spera che possiamo ricambiare, almeno un poco, il suo amore.
Signore Ti porto tutta l’umanità che è tanto disorientata, divisa, lacerata e non trova pace perchè la cerca lontano da Te. Anche se non lo percepiscono, sono qui davanti a te tutti gli uomini perché, spiritualmente, li portiamo tutti. Qui davanti a Te sono scaldati, illuminati dalla Tua luce dal Tuo amore. L’inquietudine che sentono è segno che ti cercano, anche se ancora non ti hanno trovato. Gesù apri il loro cuore, anche se devi farlo con forza. Quando ti conosceranno, ti ringrazieranno, ti ameranno e non ti lasceranno più.

LEGGO LA PAROLA DI DIO
Atti 2,1-11
1 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.
5 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. 7 Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? 9 Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, 11 Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

RICOSTRUISCO LA SCENA
Il giorno di Pentecoste si avvia alla fine. Gerusalemme è gremita di pellegrini che, da tutte le parti, vengono per celebrare la legge del Sinai che Dio aveva dato a Mosè. Come sul Sinai, anche qui avviene la grande manifestazione di Dio che manda lo Spirito Santo.
Lo Spirito che Gesù ha promesso: “ Io mando su di voi Colui che il Padre mio ha promesso… voi restate in città finche non siate rivestiti dall’alto.” I discepoli con Maria si riuniscono nel cenacolo con un’incessante preghiera : la prima novena di Pentecoste. Da qui partirà al Chiesa che Gesù ha fondato. Inizierà la missione a tutte le genti, fino ai confini del mondo.
Lo Spirito irrompe e trasforma il cuore dei discepoli. Da uomini timorosi che hanno rinnegato Gesù diventano uomini che con coraggio escono e annunciano con entusiasmo il Cristo risorto. Non temono di annunciare il Cristo risorto, non temono di denunciare le autorità che hanno ucciso Gesù e si mostrano felici di sopportare le persecuzioni e le tribolazioni in nome di Gesù.

MEDITO LA SCENA

Signore Gesù, la Tua opera arriva al pieno compimento: ci doni lo Spirito Santo che rimarrà sempre con noi. Inizia il tempo della Chiesa e lo Spirito la guida, la fortifica, la santifica. Come avevi promesso vai al Padre ma non ci lasci soli, ci lasci il Tuo Spirito, lo Spirito d’amore che porterà nel mondo l’amore di Dio. Dice S.Paolo: “ L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito Santo”.
Lo Spirito Santo ci rivelerà la Verità tutta intera, ci fa sperimentare che siamo figli di Dio e da Te redenti. Tu ci doni lo Spirito, ma ci chiedi una condizione: che amiamo, che osserviamo i comandamenti e facciamo la volontà di Dio. Questo è il nostro compito. Vivere questo non è facile, ma siamo certi che lo Spirito ci darà la forza. Con i Suoi doni ci rende capaci di testimoniare Gesù, soprattutto nel tempo della tribolazione e della persecuzione.
Grazie, Signore per il dono Dello Spirito Santo, fa che ci lasciamo illuminare e purificare per essere degni figli del Padre nostro che è nei cieli.

AMO CONTEMPLO ADORO
Spirito Santo Vieni ancora in noi e nella Chiesa per santificarla, rinnovarla e renderla immacolata come Gesù desidera la Sua sposa. Non dobbiamo temere perché con i Tuoi doni ci infondi la vera gioia, quella che viene da Gesù e che nessuno può toglierci, nonostante le sofferenze e le tribolazioni.
Spirito Santo, Tu vieni in aiuto alla nostra debolezza, ci plasmi e ci trasformi ad immagine di Gesù. In questo momento, non facile della mia vita, per la malattia, il dolore, la solitudine Tu, Spirito Santo, vuoi essere la mia consolazione, la luce del mio cure, il mio dolce sollievo, il mio riparo, il mi conforto. Io non so pregare , ma Tu continui a pregare in me con gemiti inesprimibili verso il Padre.
Spirito Santo, Ti affido la Chiesa, nostra madre. Tu sai quanto è perseguitata, ma siamo certi che, proprio in questa situazione di buio, di dolore Tu intervieni per darle forza. Sempre Tu l’hai difesa, protetta e hai suscitato tanti santi che facessero risplendere la sua santità. Con gioia t’invoco: “Vieni Spirito Santo e rinnova la faccia della terra”.

“ O santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù, rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero, accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore: dà slancio al nostro apostolato che vuol raggiungere tuti gli uomini e tutti i popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e Sua eredità (Giovanni XXIII)

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.


VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

Sentiamo rivolte a noi queste parole di Papa Francesco.

Nel Vangelo Gesù dice così: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

Quando Gesù dice questo, ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade della Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati…
Questa gente lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola. Le parole di Gesù danno sempre speranza! Egli stesso cercava queste folle stanche e sfinite come pecore senza pastore (cfr Mt 9,35-36) e le cercava per annunciare loro il Regno di Dio e per guarire molti nel corpo e nello spirito.

Ora li chiama tutti a sé: «Venite a me», e promette loro sollievo e ristoro.
Questo invito di Gesù si estende fino ai nostri giorni, per raggiungere tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili e a volte prive di validi punti di riferimento. Nei Paesi più poveri, ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi, si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza.

L’indifferenza: quanto male fa ai bisognosi l’indifferenza umana! E peggio, l’indifferenza dei cristiani! Ai margini della società sono tanti uomini e donne provati dall’indigenza, ma anche dall’insoddisfazione della vita e dalla frustrazione.
A ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, Gesù ripete: «Venite a me, voi tutti». Ma lo dice anche a coloro che possiedono tutto, ma il cui cuore è vuoto e senza Dio. Anche a loro, Gesù indirizza questo invito: “Venite a me”.

L’invito di Gesù è per tutti. Ma in modo speciale per questi che soffrono di più.
Gesù promette di dare ristoro a tutti, ma ci fa anche un invito, che è come un comandamento: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). I
Il “giogo” del Signore consiste nel caricarsi del peso degli altri con amore fraterno. Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro.

La mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi, le nostre critiche o la nostra indifferenza.
Invochiamo Maria Santissima, che accoglie sotto il suo manto tutte le persone stanche e sfinite, affinché attraverso una fede illuminata, testimoniata nella vita, possiamo essere di sollievo per quanti hanno bisogno di aiuto, di tenerezza, di speranza.

Carissimi, siamo ormai nel mese di Giugno, il mese dedicato al Sacro cuore di Gesù.
Viviamo intensamente questo tempo; fermiamoci sovente a leggere, meditare e pregare queste parole divine. Esse pian piano scendono in noi, agiscono e trasformano la nostra vita.

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».
Da dove vengono queste parole così consolanti? Vengono dal CUORE del Figlio di Dio Incarnato che è il Volto visibile del Padre nostro che è nei cieli; questo Padre che è tenerezza, compassione, amore e misericordia infinita.
Ascoltiamole con grande interesse queste parole, noi che viviamo la sofferenza fisica, morale, spirituale. Ascoltiamole con sentimenti di ringraziamento e di adorazione.

«Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore”.
Queste parole sono rivolte sia ai noi malati, sia ai sani.
Ai sani ricordano la necessità di intenerirsi, come Gesù, della sofferenza dei fratelli bisognosi.
Gesù cerca chi poter mandare in missione nel mondo della sofferenza.

E’ con gioia che, questa volta, possiamo dire a Gesù: “Grazie per il dono che hai dato a tutti noi due nuovi APOSTOLI DI GESU’ EUCARISTIA inviati ai fratelli sofferenti!”.

Maggio 23, 2017

Donna, ecco tuo Figlio – Ecco tua Madre

Filed under: Foglio Mes 2017 — Tag:, , , , — admin @ 7:10 pm

MES MAGGIO 2017

“VISITARE I MALATI”

Tra tutte le azioni di misericordia corporale, quella di visitare i malati appare la più attestata nella storia del cristianesimo, anche perché tutte le altre azioni solitamente sono rivolte a corpi di uomini e donne che non fanno parte della propria famiglia, mentre visitare, curare e assistere i malati è un’azione che prima o poi tocca a ognuno di noi, almeno nei confronti di quelli legati a noi da parentela o con i quali viviamo.
Tuttavia visitare i malati resta un’azione difficile, faticosa, sovente oggi tralasciata per molte ragioni che sembrano esonerarci dalla concreta azione, corpo a corpo, nei loro confronti.
Ma chiediamoci: perché visitare gli infermi? Perché noi umani prima o poi siamo tutti segnati dall’infermità, dalla malattia, a volte passeggera, a volte un cammino verso la morte. Quando diventiamo malati, in qualche modo diventiamo poveri anche se eravamo ricchi, diventiamo deboli anche se eravamo forti, diventiamo bisognosi anche se eravamo autonomi. Dopo la solidarietà nel peccato, la seconda solidarietà universale che sperimentiamo e viviamo è quella dell’infermità.
La malattia è parte integrante della nostra vita, la sofferenza non può essere rimossa, e comunque, per andarcene da questo mondo quasi sempre dobbiamo passare attraverso una diminuzione della forza, delle facoltà, della salute. La vecchiaia, che è una malattia, e la malattia vera e propria ci attendono come fatica del duro mestiere di vivere e come tempo in cui, a causa della sofferenza, risuonano le domande fondamentali circa il senso dell’esistenza, la qualità della vita, la dignità umana, il destino, la verità delle relazioni…
Dunque, se uno soffre, io che sono umano come lui e che conosco o conoscerò la sofferenza, devo assolutamente assumere verso di lui la responsabilità di farmi prossimo, di curarlo per quanto so, di assisterlo, di non lasciarlo solo e anche di accompagnarlo fino alla morte. Di fatto c’è in ciascuno di noi un sentimento profondo che nasce dalle nostre viscere: la compassione. Accanto a chi soffre siamo colpiti alle viscere, fremiamo e soffriamo, con-soffriamo. Per restare insensibili di fronte alla malattia dell’altro, occorre non guardare, passare oltre, non fermarsi, oppure avere un cuore talmente indurito da saper pensare solo a se stessi.
La compassione è istintiva, abita tutti gli uomini e le donne nel cammino di umanizzazione, è un comportamento che vediamo anche negli animali, almeno nei mammiferi, verso i loro piccoli e i loro simili.
Il Signore però ci chiede non solo compassione ma anche misericordia, che è un impegno volontario, scelto e assunto per l’altro, per la sua salute e la sua vita. Un impegno che non si limita ai consanguinei, a quelli che amiamo, ma che deve dilatarsi e raggiungere anche chi è lontano da me, dalla mia fede, dalla mia cultura, dalla mia simpatia. Perché la misericordia non è un’emozione o un tratto del carattere, ma è un’assunzione di responsabilità fino a un concreto impegno verso gli altri, fossero anche lontani, estranei o nemici: quando accade la prossimità, l’incontro, nessuno può sottrarsi all’azione di misericordia, nel nostro caso all’assistere il malato. (Continua)


IN UNIONE CON L’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA

Offerta della giornata

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Maggio 2017

– Generale  Per i cristiani in Africa, perché diano una testimonianza profetica di riconciliazione, di giustizia e di pace a imitazione di Gesù Misericordioso.

– Dei Vescovi: Perché la fiducia nella Provvidenza ci spinga ad affrontare le difficoltà con speranza certa.

——————

LA MIA ORA CON GESÙ’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA

Signore Gesù, quale gioia ha portato nel mio cuore la contemplazione della Tua risurrezione. Tu sei risorto, non devo cercarti nella tomba. Sei risorto, vivente e glorioso per farci risorgere dalle situazioni di morte , che spesso viviamo, per ribaltare tutti i nostri massi che ostacolano la Tua presenza in noi. Adesso mi dici: “Va e porta il lieto annuncio: Il Signore è risorto. È veramente risorto facciamo festa insieme; porta qui davanti a me tutti i tuoi fratelli “Signore, Tu conosci la mia debolezza e fragilità e sai che da solo non potrei farlo per questo mi hai donato due grandi doni: L’Eucaristia e Tua madre. Aiutami contemplare Maria, che mi hai donato affinché m’insegni a vivere la Parola, a compiere sempre la volontà di Dio. Maria Tua madre, ma anche Tua discepola sarà anche mia madre e mi guiderà nel cammino verso di Te. In questo mese a lei dedicato desidero giorno per giorno ascoltare la sua voce che mi sussurrerà qualche insegnamento da mettere in pratica per poter rispondere al le richieste del Padre.

ALLA PRESENZA DI DIO

Signore Gesù, desiderio ringraziarti, lodarti, adorarti qui presente nell’Eucaristia dove regni glorioso e attendi ciascuno di noi: “ Venite bevete l’acqua viva che sgorga dal mio seno, ricevete il mio corpo che è nutrimento e sostegno per la vostra vita e forza per testimoniare”. Gesù quale amore più grande potevi dimostrarci? Ci hai amato fino alla fine, fino all’ultima goccia del Tuo sangue, ma anche fino all’espressione massima del Tuo amore. È’ impossibile pensare un amore più grande. Possiamo solo prostrarci in silenzio adorando aspettando di farci colmare il cuore da Te per riversare il Tuo amore sui fratelli. Chiediamo anche a Maria, Tua e nostra madre di prenderci per mano e preparare il nostro cuore perché possa accogliere la Tua parola e metterla in pratica

LEGGO LA PAROLA
Gv. 19,25-27            25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
27 Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

RICOSTRUISCO LA SCENA
Sulla Croce, Gesù, completa la Sua spoliazione e la donazione di tutto Se stesso fino all’ultima goccia di sangue. Prima di andarsene vuole darci ancora ciò che ha di più caro: Sua madre. Ogni figlio, nella sua vita, ha bisogno di una madre. Gesù ha voluto darci Maria per essere rigenerati a una vita nuova. “Donna ecco Tuo figlio”. Gesù vuol compiere un gesto totale di rinuncia; non pensa al Suo dolore, ma si preoccupa dei Suoi discepoli che, pieni di timore sono fuggiti, che hanno bisogno di esser raccolti. Chi più di una madre può raccogliere i suoi figli e dal loro coraggio? Non farli sentire tanto vili?

Gesù affida i Suoi a Maria ed ella incomincia, lì sotto la croce, a svolgere il suo nuovo ruolo: sarà madre di ognuno di noi, di noi peccatori che abbiamo ucciso suo figlio. Maria sarà per sempre la madre della chiesa, sposa di Gesù, che dovrà sostenere e proteggere. Per tutti i secoli tutte le genti si rivolgeranno a Lei per ottenere forza, coraggio e per amare e testimoniare Gesù.

MEDITO LA SCENA

Gesù ci affida a Maria, quale porto più sicuro per noi? In quel momento tutti siamo rinati, generati anche da Maria. Maria ci amerà e guiderà come ha amato e guidato suo figlio Gesù:“Donna vedi, guarda tuo Figlio come ci guarda come ama i Suoi fratelli” Da Maria nasce l’uomo nuovo rappresentato dal discepolo prediletto, colui che le è stato sempre vicino nel momento dolorosissimo della passione e morte di Gesù. Gesù affida anche Maria ai suoi discepoli. Ognuno di noi la deve accogliere come sua madre. Questo è l’estremo testamento di Gesù, non si può ignorare il testamento di un moribondo, soprattutto di Dio che muore per noi. Maria non ci lascerà mai neppure quando ci allontaneremo da Dio, ci terrà per mano e ci condurrà con tanto amore a Gesù intercedendo continuamente per noi. Ringraziamo con tanto amore Gesù per averci dato un dono così grande.

AMO CONTEMPLO ADORO

Signore Gesù, nonostante la nostra povertà e debolezza hai voluto donarci ciò che avevi di più caro :Tua madre” affinché vivessimo con lei per imparare come seguirti e compiere sempre la volontà di Dio, soprattutto nel dolore. Maria è sempre vicina a noi e desidera che ci affidiamo a lei, che viviamo con lei, che tutto facciamo con lei, per lei, in lei. In Giovanni tutti siamo affidati a Maria. Signore, aiutami ad accogliere Maria nella mia vita, anche in quella quotidiana. Lei ha tanto a cuore la mia santità e veglia continuamente su di me. Gesù, aiutami a creare con lei un continuo dialogo. Lei Ti ama più di qualsiasi altra persona, non desidera altro che io Ti ami e s’impegna a insegnarmi come amarti. Maria mi appartiene ed io appartengo a lei e desidero seguirla fino al calvario.
Maria, madre mia, non devo aver paura perché mi sei vicina come una madre premurosa e continuerai a dirmi: “Non temere io sarò con te, Io ti amo, ti guido e ti difendo. Camminerò con te e ti proteggerò. Intercederò sempre in tuo favore presso mio Figlio e implorerò la Sua misericordia e le sue benedizioni su di te”.
Madre santa aiutami a pregare con te, ad avere un continuo dialogo interiore con Gesù. Aiutami ad avere tanta fede, fiducia incondizionata come tu l’hai avuta e accolga il tuo invito: “Fate quello che vi dirà”. Aiutami a vivere profondamente la speranza che Dio manterrà sempre le Sue promesse anche quando tutto sembra farci pensare il contrario. Aiutami a vivere la carità verso tutti, sentendo che ogni uomo è mio fratello e offrendo la mia vita per la conversione di tutti. Fa che accetti sempre di occuparmi delle cose di Dio, sottomessa alla tua volontà che vuole solo la mia salvezza e santificazione.

O Maria madre mia, io mi dono mi consacro totalmente a Te, ti offro la mia mente, il mio cuore, la mia volontà, il mio corpo, la mia anima, tutto me stesso. Poiché sono tuo, madre cara, ti chiedo che il Tuo cuore immacolato sia per me salvezza e santificazione. Ti chiedo ancora di farmi nella tua grande misericordia, strumento di salvezza per le anime portandole a Gesù Eucaristia. Così sia.

———————-

Comunione spirituale –  Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.

————-

FATIMA E LA SOFFERENZA

Il Mese di maggio è dedicato alla nostra Mamma celeste. Questo sarà un anno speciale perché celebreremo il centesimo anniversario della apparizione di Maria a Fatima a tre piccoli pastorelli, Francesco e Giacinta Marto di 9 e 7 anni Lucia de Jesus 10 anni. Tre piccoli pastorelli, ma con un’adulta spiritualità formata dal cielo: si sono lasciati guidare dall’angelo che apparve loro nel 1916 e poi da Maria che apparve nel 1917.
La loro guida li portò alle alte vette della santità in poco tempo. Nella primavera del 1916 appare loro un angelo che disse di essere l’angelo della pace, li invitò a pregare e insegnò loro questa preghiera: “Mio Dio io credo! Adoro spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano non sperano e non vi amano”. L’angelo li invitò a pregare spesso questa preghiera dicendo che Gesù e Maria sarebbero sempre stati attenti alle loro suppliche.
Qualche mese dopo l’angelo riapparve, presentandosi come l’angelo del Portogallo e li invitò pregare molto questa preghiera e soprattutto a offrire a Dio piccoli sacrifici in riparazione dei peccati dell’umanità. Il loro impegno avrebbe procurato la pace alla loro patria. Queste parole illuminarono il cuore dei bambini e capirono quanto Dio li amava, per questo pregavano di più e facevano sacrifici. Maria così li stava preparando ad accogliere la Sua venuta.
Il 13 maggio 1917 apparve ai tre pastorelli ed essi si sentirono avvolti in un caldo abbraccio di tenerezza. Chiesero se sarebbero andati in cielo e Maria li rassicurò. Dopo questa promessa fece loro una proposta molto speciale e faticosa: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che avrete in riparazione per i peccati e per la conversione dei peccatori?.” I bambini senza esitare dissero: “Si lo vogliamo”.
Da quel momento, offrivano tuti i loro sacrifici, le preghiere e, desiderosi di salvare tante anime, inventavano tanti sacrifici che facevano con gioia. Volevano solo far contenti Gesù e Maria e salvare anime.
Le apparizioni Maria (sei in tutto) portavano molta gioia ai bambini ma, a causa di queste dovettero soffrire persecuzioni, minacce anche di morte e il carcere. Tutto accettavano perché il cuore di Maria potesse trionfare e perchè avrebbero potuto salvare anime e arrivare presto incielo.
Quanta forza e quanto amore! Trascorrevano tante ore davanti a Gesù Eucaristia perché non volevano lasciarlo solo e niente sembrava loro troppo doloroso da offrire al Signore. Erano pronti a dare la vita e il martirio era per loro prospettiva di grande gioia.
Maria lì incoraggiò dicendo che Dio era molto contento di loro e con delicatezza vietava loro l’esagerazione di alcune penitenze corporali non adatte alla loro tenera età.
Nell’ultima apparizione avvenuta il13 ottobre Maria si presenta come la Madonna del Rosario e conferma la sua presenza con un fenomeno molto impressionante, Il sole gira vorticosamente e poi sembra che si precipiti sulla terra creando spavento e stupore anche in coloro che erano atei.
Come Maria aveva promesso Francesco arrivò in cielo presto il 4 aprile 1919 In casa. Giacinta andò in cielo il 20 febbraio1920 da sola in un ospedale di Lisbona, dopo aver tanto sofferto anche fisicamente ma sempre visitata da Maria. Lucia secondo il progetto di Maria rimarrà nella terra fino al 13 febbraio 2005 dopo aver tanto operato per la diffusione del Cuore immacolato di Maria nonostante fosse in un monastero di clausura Il tredici maggio papa Francesco far alla chiesa un grande dono: la canonizzazione di Francesco e Giacinta.
La Chiesa ce li presenta come modelli da imitare. Carissimi fratelli e sorelle del Mes guardiamo a questi bambini chiedendo loro di ottenerci il dono di saper accettare le nostre sofferenze, la solitudine le difficoltà per amore di Gesù e di Maria offrendo tutto per la conversione del mondo per la salvezza di tante anime che come dice Maria: “Si perdono perché nessuno prega e offre sacrifici per loro”.

Marzo 29, 2017

Gesù Risorto

Filed under: Foglio Mes 2017 — Tag:, — admin @ 8:36 pm

MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2017
———————————————- continua
2. Il peccato ci acceca
La parabola è impietosa nell’evidenziare le contraddizioni in cui si trova il ricco (cfr v. 19). Questo personaggio, al contrario del povero Lazzaro, non ha un nome, è qualificato solo come “ricco”. La sua opulenza si manifesta negli abiti che indossa, di un lusso esagerato. La porpora infatti era molto pregiata, più dell’argento e dell’oro, e per questo era riservato alle divinità (cfr Ger 10,9) e ai re (cfr Gdc 8,26). Il bisso era un lino speciale che contribuiva a dare al portamento un carattere quasi sacro. Dunque la ricchezza di quest’uomo è eccessiva, anche perché esibita ogni giorno, in modo abitudinario: «Ogni giorno si dava a lauti banchetti» (v. 19). In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l’amore per il denaro, la vanità e la superbia (cfr Omelia nella S. Messa, 20 settembre 2013).
Dice l’apostolo Paolo che «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10). Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 55). Invece di essere uno strumento al nostro servizio per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro può asservire noi e il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace.
La parabola ci mostra poi che la cupidigia del ricco lo rende vanitoso. La sua personalità si realizza nelle apparenze, nel far vedere agli altri ciò che lui può permettersi. Ma l’apparenza maschera il vuoto interiore. La sua vita è prigioniera dell’esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza (cfr ibid., 62).
Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia. L’uomo ricco si veste come se fosse un re, simula il portamento di un dio, dimenticando di essere semplicemente un mortale. Per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io, e per questo le persone che lo circondano non entrano nel suo sguardo. Il frutto dell’attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità: il ricco non vede il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione.
Guardando questo personaggio, si comprende perché il Vangelo sia così netto nel condannare l’amore per il denaro: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24).

3. La Parola è un dono
Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella che fa il ricco in maniera molto drammatica. Il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo, ripete le parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai». Il ricco e il povero, infatti, muoiono entrambi e la parte principale della parabola si svolge nell’aldilà. I due personaggi scoprono improvvisamente che «non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via» (1 Tm 6,7).
Anche il nostro sguardo si apre all’aldilà, dove il ricco ha un lungo dialogo con Abramo, che chiama «padre» (Lc 16,24.27), dimostrando di far parte del popolo di Dio. Questo particolare rende la sua vita ancora più contraddittoria, perché finora non si era detto nulla della sua relazione con Dio. In effetti, nella sua vita non c’era posto per Dio, l’unico suo dio essendo lui stesso.
Solo tra i tormenti dell’aldilà il ricco riconosce Lazzaro e vorrebbe che il povero alleviasse le sue sofferenze con un po’ di acqua. I gesti richiesti a Lazzaro sono simili a quelli che avrebbe potuto fare il ricco e che non ha mai compiuto. Abramo, tuttavia, gli spiega: «Nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti» (v. 25). Nell’aldilà si ristabilisce una certa equità e i mali della vita vengono bilanciati dal bene.
La parabola si protrae e così presenta un messaggio per tutti i cristiani. Infatti il ricco, che ha dei fratelli ancora in vita, chiede ad Abramo di mandare Lazzaro da loro per ammonirli; ma Abramo risponde: «Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro» (v. 29). E di fronte all’obiezione del ricco, aggiunge: «Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (v. 31).
In questo modo emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello. Papa Francesco
——————

OFFERTA DELLA GIORNATA

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Aprile 2017

– Generale    Per i giova, perché sappiano rispondere con generosità alla propria vocazione, considerando seriamente la possibilità di consacrarsi al Signore nel sacerdozio o nella vita consacrata.
– Dei vescovi:    perché la celebrazione dei sacramenti apra l’incontro tra la nostra debolezza e la misericordia di Dio.
________________________________________

LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA
Signore Gesù, abbiamo finito il tempo Quaresima, tempo di attesa e di speranza della realizzazione del Tuo progetto di salvezza. Hai mantenuto la Tua promessa: la santa Pasqua. Il Tuo passaggio dalla morte alla vita riempie il mio cuore di gioia; il dolore, la morte sono stati, ancora una volta, sconfitti.
Tutto è illuminato dalla luce della Tua risurrezione. Hai voluto mantenere i segni della Tua passione perché contemplandoli, per tutta l’eternità , potessi amarti sempre più comprendendo la grandezza del Tuo amore per me. Signore, Ti ringrazio per questa nuova rinascita che operi in me, anche in questa Pasqua. Desidero aprirti il mio cuore con un inno di lode: “Alleluia, Gesù Tu sei veramente risorto e sei il Vivente”.
Mi avvicino, con il mio cuore, alla Tua tomba sapendo che è vuota ,ma quella tomba vuota mi da la certezza che Tu sei risorto, Tu sei uscito glorioso e m’inviti a gioire con te, a stare in profonda adorazione di questo grande mistero.

MI METTO ALLA PRESENZA DI DIO
Signore sono qui davanti a Te, realmente presente nell’Eucaristia, morto e risorto , per esprimerti la mia gratitudine , il mio amore per ciò che hai fatto per me: quanto mi hai amato! Quanto mi ami offrendoti continuamente al Padre per me, per intercedere per i miei peccati, purificarmi e santificarmi. Signore prostrato davanti a Te, ti ripeto: “ Signore credo spero amo e Ti adoro per ciò che hai fatto per me e che continui ad operare nella mia vita.
Ti porto tutti i fratelli affinché possano accogliere il sangue che Tu hai versato per ognuno di noi e possano lasciarsi lavare, immergere nella Tua morte per poter risorgere con Te. Ti chiedo che nessun uomo sia vinto dalla disperazione, perché Tu ci hai ridato speranza. Fai che tutti sollevino lo sguardo verso di Te, risorto, e lì trovino la certezza che Tu ci darai la vera vita.

LEGGO LA PAROLA. Gv.20,1-9
1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

RICOSTRUISCO LA SCENA
“Il primo giorno della settimana Maria di Magdala si reca al sepolcro e trova la tomba vuota. Pensiamo al dolore di Maria; le è tolta la speranza di poter almeno stare vicino a Gesù, anche se è morto.
E’ ancora buio: Il suo cuore è oppresso, schiacciato dal dolore. Quella tomba rimaneva il suo legame con Gesù. E’ buio, ma è il primo giorno della settimana, il giorno della nuova creazione. C’è buio anche nel suo cuore ma Maria ripete a se stessa: “Gesù ha detto il terzo giorno risorgerò” e una speranza rimane nel suo cuore.
La fede è debole vacilla, ma non si arrende del tutto. E’ davanti alla tomba e non sa cosa pensare, corre dai discepoli . Cos’è accaduto? Gesù è stato trafugato o è risorto? Tornano alla tomba. Maria rimane fuori chiusa nel suo dolore, Pietro rimane ad ammirare i teli, devono scegliere e Giovanni il discepolo che Gesù amava fa la sua scelta.: “Vide e credette”. L’amore ha vinto.
E noi crediamo che Gesù sia veramente risorto anche nella nostra vita? Dobbiamo scegliere e comportarci da discepoli del Risorto

MEDITO LA SCENA
Gesù è risorto. Gesù l’aveva annunciato: “E’ necessario che il Figlio dell’uomo sia preso, crocifisso e messo a morte per risorgere il terzo giorno”. “ Il terzo giorno , forse i discepoli ripensano a quella frase, ma è difficile accettare che Gesù , che hanno visto crocifisso e morto sia risorto.
La fede è tanto fragile! Gesù ci chiede un grande atto di fede nelle Sue parole . Gesù è risorto, non dobbiamo cercare tra i morti Colui che è vivo.
Dobbiamo sentire dentro di noi questa certezza per poter dire: “Se Gesù vive questo mi basta! Se Egli vive io vivo perché la mia anima è sospesa a Lui, di più egli è la mia vita e tutto ciò di cui ho bisogno. Che cosa infatti mi può mancare se Gesù vive? Anzi mi manchi pure tutto il resto, questo a me non importa, purché Gesù viva”!
Questo è quello a cui siamo chiamati: a fare esperienza profonda di Gesù risorto per portarlo ai fratelli. L’amore vero ci fa comprendere chi è veramente Gesù e comprendere che non possiamo fare a meno di Lui. Solo facendo esperienza di Gesù risorto possiamo veramente rinascere nello Spirito

AMO CONTEMPLO ADORO
“Mia gioia Cristo è risorto” Questo saluto viene rivolto a ciascuno di noi. Alziamoci di buon mattino e cerchiamo Gesù con un vivo desiderio di stare con Lui anche se, talvolta il dolore ci fa percepire solo la morte di Gesù e il Suo silenzio. Gesù è presente in quel dolore e ci aspetta, ci chiama per nome. Spesso ci chiudiamo e vediamo soltanto il buio, ma il momento più buio della notte è quello che precede l’alba. Gesù si farà sentire , ci chiamerà per nome con la Sua tenerezza inconfondibile.
Non potremo dubitare che sia Lui. Gesù ha detto: “ Io sono con voi tutti i giorni “Gesù mantiene le Sue promesse; Gesù ci cerca per primo e ha tanta fiducia in noi, desidera che siamo testimoni della Sua risurrezione. “Andate ad annunciare ai miei fratelli” .
Questa è la vera gioia: condividere con i fratelli l’esperienza di Gesù risorto. Oggi più che mai il mondo ha bisogno della luce di Cristo per squarciare le tenebre del male che lo avvolgono. Oggi più che mai all’uomo seduto ai bordi della speranza, impotente ad immergersi nella vita, deluso dagli altri, Gesù ci invia.
Questo è l’uomo che Gesù cerca anche attraverso noi. “ Mia gioia Cristo è risorto e tu con Lui, fidati rinasci a vita nuova e Cristo ti illuminerà perché solo Lui può dare senso alla tua vita, guardarti con tanto amore e misericordia e farti risorgere dalle tue fragilità”. Questo è l’annuncio che i nostri fratelli aspettano da noi, gridiamolo con gioia!!
La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre, con la speranza in Cristo che è risorto proprio da quel sepolcro. Come Cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto… all’alba del primo giorno della settimana (papa Francesco)

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.
________________________________________

VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

LA MADDALENA AL SEPOLCRO
1 – La Maddalena senza Gesù non può stare. Perciò di prima mattina si precipita al sepolcro. Il sepolcro è chiuso da un grosso masso; e che può fare una debole donna? Ma l’amore è una forza che va avanti senza curarsi di osta¬coli e barriere. Quando ella giunge trova che la pietra è stata rovesciata, e il sepolcro è vuoto.
Senza Gesù, che cosa le resta nella sua vita? Ormai è lui solo il segreto e l’anima di tutta la sua esistenza. Perciò rimane lì a piangere desolata. Colui che ha compreso sul serio chi sia Cristo, non può più farne a meno. Senza di lui tutto appare grigio, vuoto, insignificante.

Milioni di uomini vivono senza Cristo. Non hanno capito, né sperimentato che cosa significhi vivere con lui; non si rendono conto del vuoto della propria esistenza quando lui è assente. Fuggono aggrappandosi a dei surrogati, per tentar di riempire tale vuoto. Ma chi ha provato e compreso che cosa è l’Uomo Dio, non può più rallegrarsi né saziarsi d’altro. Perciò l’esistenza del credente divenuto incredulo è la più triste che ci sia. È come un fiore appassito, una lampada spenta.
2 – Ma ecco la Maddalena ritrova Gesù. Gesù si mostra a lei con il suo corpo glorificato. Il dolore della donna è tanto grande che, a tutta prima, non riconosce il Signore; ma basta che questi pronunci il nome di lei, per far cadere il velo che lo nascondeva ai suoi occhi. Perché solo lui parla così; solo lui può chiamarla per nome a quel modo. La chiamata di Dio è irresistibile, in quanto attrae ed esige nello stesso tempo. Non si può non sentire la sua voce col suo timbro d’amore che alle volte scuote, ma più spesso colma il cuore di gioia.
Anche la risposta di Maria Maddalena è uno slancio amoroso. Ella si getta ai piedi del Signore e lo abbraccia strettamente per non lasciarselo più sfuggire.
Anche per Maria Maddalena la chiamata è legata ad una missione. Aderire a Cristo significa aderire ai fratelli. Non c’è posto per l’egoismo: quel che l’uomo riceve deve diffonderlo. Ciascuno deve essere guida nei confronti di Gesù. La missione è essenziale.
Così è la donna che per prima vede il Risorto e gusta la felicità di un nuovo mondo; e porta il messaggio agli Apostoli, affidando loro il compito di annunciare Gesù.
Tutto questo è detto per noi malati del Movimento Eucaristico della Sofferenza; e vale anche per noi, soprattutto per noi Cellule Eucaristiche. Carissimi, dopo quanto detto, penso che sia bene interrogarci continuamente: “nella mia malattia, nell’anzianità, nella solitudine, nella sofferenza, nella sequela di Gesù, nelle difficoltà della vita, quando tocco con mano la mia piccolezza e debolezza, mi viene spontaneo dire: senza di te, o Gesù, che cosa posso fare? Che cosa mi resta? Sei tu l’unico necessario?”.
Certamente questa mancanza di Gesù e la consapevolezza della nostra esigenza di lui, non si improvvisano; vanno coltivate ogni giorno, finché non nasca spontaneamente dal cuore il bisogno di gridare a lui. E lui, senz’altro risponderà. Ed è allora che nascerà in noi la gioia e la pace profonda che ci permettono di fare l’esperienza della presenza di Gesù e del suo amore.
Possa Cristo risorto concederci questo, e permettere che la nostra vita rinasca trasformata.
Vi saluto e vi benedico tutti: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Vi affido a Maria!
AUGURI DI BUONA PASQUA Da parte di p. Beniamino e Suor Bonaria .

Il Figlio dell’Uomo deve soffrire molto

Filed under: Foglio Mes 2017 — Tag:, , , — admin @ 8:20 pm

MESSAGGIO  PER LA QUARESIMA 2017

La Parola è un dono. L’altro è un dono

La Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.

1. L’altro è un dono

La parabola comincia presentando i due personaggi principali, ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr v. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l’uomo degradato e umiliato.

La scena risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa «Dio aiuta». Perciò questo personaggio non è anonimo, ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell’uomo ricco.            Papa Francesco                         (continua)


OFFERTA DELLA GIORNATA

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Marzo 2017

– Generale Per i cristiani perseguitati, perché sperimentino il sostegno di tutta la Chiesa nella preghiera e attraverso l’aiuto materiale.

– Dei Vescovi Perché le comunità e le associazioni riscoprano la gioia e la forza della testimonianza


LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA

Signore Gesù, eccomi davanti a Te per accogliere il Tuo invito a vivere questa nuova quaresima con spirito di pentimento e desiderio di conversione.
Mi chiami a seguirti sulla via del calvario per condividere la Tua passione e quella dell’umanità.
In questo periodo mi offri con abbondanza la Tua parola che continuamente richiama al mio cuore il Tuo amore e la Tua misericordia fino alla donazione totale della Tua vita.
Nonostante ti abbia tanto offeso, Tu riversi su di me la Tua benevolenza e mi chiedi di collaborare con Te, mi mostri la Tua croce non per spaventarmi, ma per invitarmi a riflettere su quanto ti sono costato.
Gesù guardando Te desidero dare un senso nuovo alle mie croci, ad accoglierle con più serenità. Gesù aiutami a tenere lo sguardo sempre rivolto a Te. In questo periodo quaresimale, voglio tenere sempre vicino a me il Crocifisso per contemplare la Tua passione .
MI METTO ALLA PRESENZA DI DIO

Gesù, qui nell’Eucaristia sei veramente presente e riattualizzi il mistero della Tua passione e risurrezione. Qui posso contemplarti con gli occhi della fede vivo splendente, ma con le stigmate della Tua passione.
Queste sono le Tue insegne che mi dicono quanto mi ami. Gesù, prostrato davanti a Te ti chiedo di farmi vivere in questo periodo quaresimale i sentimenti di Maria Tua Madre che è stata sempre presente vicino a Te soprattutto nel momento del dolore. Sono molto povero, ma desidero dimostrarti il mio amore.
Gesù porto con me verso il calvario tutta l’umanità sofferente. Quanto dolore! Quanta fatica nel portare la croce!

Ti chiedo Gesù caro di darmi forza, costanza, in questo cammino, affinché possa offrirti il mio piccolo contributo per l’opera della redenzione
LEGGO LA PAROLA DI DIO Lc. 9,22-25

22 «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso.
RICOSTRUISCO LA SCENA

Gesù, dopo che i discepoli hanno professato la loro fede in Lui, annuncia la Sua Passione.
Gesù non è un venditore di sogni, non fa promesse inutili né vuole illuderli con promesse di gloria immediata. Gesù è molto chiaro. “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto”. Questa è la prima tappa obbligatoria: “la Via della croce”. Questa Gesù ha voluto percorrere per dimostrarci il Suo amore
Questa è la via che Lui ha seguito e questa sarà al via dei Suoi discepoli. E’ un linguaggio duro che è difficile da accettare che scandalizza. I discepoli fanno fatica ad accettare e cercano di allontanare il pensiero discutendo su chi fra di loro sarà il primo.
La croce è una realtà dura, ma è la porta per l’eternità. Siamo proiettati verso il paradiso, a che giova la nostra vita se perdiamo la vita eterna?
Gesù ci invita a salvare la nostra vita e, per questo, ci invita a scegliere Lui seguendo la Sua strada. Se accettiamo Gesù dobbiamo percorre la Sua strada fino in fondo certi che, alla fine, ci sarà la vera gloria.
MEDITO LA SCENA

“Gesù prese a dire a tutti..” Questo invito è per tutti, anche per me. Signore questo è il Tuo desiderio: che anch’io prenda la mia croce, ogni giorno, e ti segua.
Gesù fammi accogliere con amore questo Tuo invito. Tu, nonostante, la fatica, il dolore sei andato fino in fondo nel Tuo cammino e dalle Tue cadute, sul calvario, hai voluto infondermi coraggio affinché anch’io possa rialzarmi continuamente quando la croce diventa troppo pesante.
Mi chiami con amore e chiedi la mia risposta al Tuo amore Chi ama condivide fino in fondo la sofferenza delle persone amate; lo sperimentiamo tante volte quando il dolore colpisce i nostri cari.
Con loro desideriamo condividere la sofferenza, lo riteniamo un gesto d’amore. Condividere la croce di Gesù: i santi lo capivano bene, è un grande dono che Lui ci fa.
Signore ti chiedo il dono di farmi comprendere questa realtà. Signore Gesù, Maria Tua Madre e corredentrice, ha condiviso più di tutti la Tua passione e ha sempre accettato tutto per amore Tuo e nostro.
Signore aiutami ad accettare le mie sofferenze per amor Tuo e dei fratelli.
AMO CONTEMPLO ADORO

Signore Gesù, Uomo dei dolori. Tu mi chiedi di seguirti, ma Tu stesso mi prendi per mano. Tu sei il mio cireneo e non permetti che la croce mi schiacci.
Dopo il peccato, la sofferenza è entrata nel mondo e nessuno ne è esente, ma a quanti desiderano seguirti dai dato la possibilità di guardare con serenità la sofferenza.
Abbracciando la croce abbracciamo Te che sei inchiodato a quella croce e in quell’abbraccio ci sentiamo avvolti dal Tuo amore. In quell’abbraccio comprendiamo che nella Croce è la nostra unica speranza e salvezza.
Gesù Tu sai che non è facile abbracciare la croce e, tante volte come il Tuo, il nostro cuore ripete: “ Padre se è possibile allontana da me questo calice”.
Il Padre, spesso, non allontana il dolore perché sa che quel calice è la medicina che ci salva. Nel dolore però, manda anche a noi il Suo angelo che ci consola nelle tribolazioni affinché possiamo dire: “Non la mia ma la Tua volontà si compia”
Signore aiutaci ad abbandonarci alla Tua volontà, a lasciare che nella nostra vita si compia il Tuo progetto di salvezza, aiutaci a condividere la croce dei nostri fratelli per ritrovarci tutti insieme a cantare la Tua gloria

“Gesù Tu sei la via, l’unica che conduce al Padre. Non è glorioso il Tuo cammino, o uomo dei dolori che ben conosci il patire. Tu m’inviti a seguirti, a scegliere, in ogni momento, di porre il mio incerto passo sulla Tua orma sicura. Signore Tu solo puoi darmi la forza, la grazia di compiere un passo alla volta, di abbracciare la mia croce dicendo: “Si lo voglio” al tuo libero invito e seguirti percorrendo con Te fino alla meta, senza più voltarmi indietro, la via della vita in pienezza”.

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.


VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

LA NOSTRA QUARESIMA

“Dice il Profeta Isaia: Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”.
Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”.

Noi malati, poveri, sofferenti, abbandonati, stanchi…, siamo i destinatari di questo messaggio che viene da Dio!

Un messaggio stupendo che porta consolazione e vera pace, facendoci uscire dal buio, dalla paura, dallo scoraggiamento e dallo sconforto.

Chi di noi non vive quei momenti vissuti da Sion, e non sente la voglia di gridare: Il Signore, mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato?
Sono momenti di smarrimento!
Forse allora nasce in noi la ribellione o la sfiducia nei confronti di Dio.

Sono momenti di disorientamento che diventano pericolosi per la persona, se non sono ben gestiti.

Cari fratelli e sorelle, noi tutti comprendiamo la fatica nel portare ogni giorno la vostra croce, e desideriamo perciò esservi vicini con l’affetto e con la preghiera. Nello stesso tempo, però, vi auguriamo di gioire, perché il Signore è con voi, vi vuole tanto bene.

Voglio dare forza alle mie parole con quelle di Papa Francesco pronunciate all’Angelus del 26 Febbraio.

Dice il Papa: “La Parola di Dio è un forte richiamo a fidarsi di Dio. Il suo sguardo veglia sulla nostra vita. Ricordiamo che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli; affidarsi a Lui non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l’animo giusto, coraggiosamente, sono coraggioso perché mi affido al mio Padre che ha cura di tutto e che mi vuole tanto bene.
Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. Egli è la nostra difesa dal male sempre in agguato.
Dio mai delude! La speranza cristiana è tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà, perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno. È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele”.

Il nostro lavoro in questa quaresima sia proprio questo: nelle nostre sofferenze volgiamo il nostro sguardo al nostro Padre fedele e amico.

La presentazione di Gesù al Tempio

Filed under: Foglio Mes 2017 — Tag:, , , — admin @ 6:45 pm

Mes Febbraio 2017

Famiglia e malattia (Papa Francesco)
La malattia è un’esperienza della nostra fragilità, che viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini, e poi soprattutto da anziani, quando arrivano gli acciacchi. Nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un “di più” di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo “di più”. Tante volte per un padre e una madre, è più difficile sopportare il male di un figlio, di una figlia, che non il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’“ospedale” più vicino. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne che garantiscono le cure e aiutano a guarire.
Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno che lotta contro la malattia e che è venuto per guarire l’uomo da ogni male: il male dello spirito e il male del corpo. Marco dice: «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati» (1,29). Gesù non si è mai sottratto alla cura dei malati. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un’altra parte. E quando gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato (cfr Mc 3,1-6). I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto!
Gesù manda i discepoli e dona loro il potere di guarirei malati, di prendersene cura fino in fondo (cfr Mt 10,1). Ricordiamo quello che disse ai discepoli nell’episodio del cieco nato (Gv 9,1-5). I discepoli discutevano su chi avesse peccato, perché era nato cieco, lui o i suoi genitori, per provocare la sua cecità. Il Signore disse: né lui, né i suoi genitori; è così perché si manifestino in lui le opere di Dio. E lo guarì. Ecco il compito della Chiesa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito.
La Chiesa invita alla preghiera continua per i malati. La preghiera per i malati non deve mai mancare. Anzi dobbiamo pregare di più. Pensiamo all’episodio evangelico della donna Cananea (cfr Mt 15,21-28). E’ una donna pagana che supplica Gesù di guarire la figlia. Gesù, per mettere alla prova la sua fede, dapprima risponde duramente: “Non posso, devo pensare prima alle pecore di Israele”. La donna non recede – una mamma, quando chiede aiuto per la sua creatura, non cede mai; tutti sappiamo che le mamme lottano per i figli – e risponde: “Anche ai cagnolini si dà qualcosa!”, come per dire: “Almeno trattami come una cagnolina!”. Allora Gesù le dice: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri» (v. 28).
Di fronte alla malattia, anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. Per questo è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano incapaci di confrontarsi con la sofferenza. Quante volte noi vediamo arrivare a lavoro un uomo, una donna con una faccia stanca, con un atteggiamento stanco e quando gli si chiede “Che cosa succede?”, risponde: “ Ho dormito soltanto due ore perché a casa facciamo il turno per essere vicino al bimbo, alla bimba, al malato, al nonno, alla nonna”. Queste cose sono eroiche, sono l’eroicità delle famiglie! Quelle eroicità nascoste che si fanno con tenerezza e con coraggio quando in casa c’è qualcuno ammalato.
La debolezza e la sofferenza dei nostri affetti più cari e più sacri, possono essere, per i nostri figli e i nostri nipoti, una scuola di vita – è importante educare i figli, i nipoti a capire questa vicinanza nella malattia in famiglia – e lo diventano quando i momenti della malattia sono accompagnati dalla preghiera e dalla vicinanza affettuosa e premurosa dei familiari. La comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia; un tesoro di sapienza, che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio.


OFFERTA DELLA GIORNATA

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Febbraio 2017

– Generale Per quanti sono nella prova, soprattutto i poveri, i profughi e gli emarginati, perché trovino accoglienza e conforto nelle nostre comunità.

– Dei Vescovi: Perché i laici, formati all’insegnamento del Vangelo e del Magistero, sappiano mettersi al servizio della società.


LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA

Signore Gesù, grazie per avermi chiamato ancora una volta a stare con te. Con povertà vengo verso di te assieme a Simeone ed Anna, due persone semplici povere, che ti hanno atteso e cercato con perseveranza per tanti anni, nel silenzio e nella preghiera. Possono insegnarmi come devo cercarti: meditando la Tua parola che mi parla di Te. Tu vuoi venire in me ogni giorno, almeno spiritualmente, e desideri un cuore attento docile. Voglio ascoltare la Tua Parola allontanando da me le preoccupazioni e guardando con più serenità alle mie sofferenze Desidero guardare solo verso di Te camminare con Te. Con la mia mano nella Tua non vacillerò.
Signore accogli la mia preghiera, semplice, umile che desidera esprimere l’amore che sento per Te.

MI METTO ALLA PRESENZA DI DIO

Gesù mi prostro davanti Te presente nell’Eucaristia. Anche oggi mi aspetti per darmi la Tua serenità e consolazione. Qui davanti a questa piccola Ostia bianca rinnovo la mia fede e continuo a ripetere: “Gesù credo che Tu sei qui realmente presente in Corpo sangue anima e Divinità”.
Mi prostro con tutti i miei fratelli davanti a Te offrendoti tutto il dolore di tanti fratelli che soffrono affinché Tu lo metta nel calice del Tuo sangue e lo trasformi in grazie benedizioni per tutti. Signore aumenta la mia fede, la mia speranza e amore. Riempimi della Tua luce. Accresci in me la speranza d’incontrarti e il desiderio di prepararmi al mio definitivo incontro con Te come Tu desideri.

LEGGO LA PAROLA DI DIO Lc.2,22-32 2,36-38
22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25 Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29 «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
36 C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

RICOSTRUISCO LA SCENA

In questo brano Luca ci presenta Gesù che viene portato al tempio dai suoi genitori, presentato al suo popolo.
I sacerdoti, uomini dotti, aspettavano il Messia, ma non lo riconoscono in quel bambino povero, presentato da una coppia semplice umile e Gesù passa inosservato. Ma ci sono due persone attente al Suo arrivo e lo riconoscono. Chi sono? Non i grandi del tempio ma due anziani umili che scrutavano le scritture con umiltà: Simeone ed Anna. Simeone, uomo giusto, che crede alla promessa del Signore il quale gli aveva promesso che non sarebbe morto senza vedere il Messia. Simeone crede perché sa che Dio è fedele.
Anna profetessa, vedova e sola, ma con tanta fede. Per circa cinquant’anni non si allontanava dal tempio continuando a pregare ed attendere il vero Sposo. Anche lei riceverà il premio per la sua fedeltà, è pronta contemplare il volto di Gesù. Entrambi hanno lasciato tutto per stare nel tempio e il Signore ha dato loro il centuplo già in questa terra.

MEDITO LA SCENA

Signore Gesù, anche nel tempio ti manifesti umile, non con aspetto glorioso ma povero insieme ai poveri per offrire totalmente la Tua vita al Padre. I tuoi genitori sanno che quell’offerta non sarà come quella degli altri bambini che saranno risparmiati. Il Padre ha accettato fino in fondo il Tuo sacrificio. Ti sei presentato al Padre dicendo: “Manda me” e il Padre ha accettato il tuo sacrificio per la nostra salvezza: l’offerta di tutto te stesso fino all’ultima goccia di sangue e all’ultimo respiro.
Anche Simeone e Anna hanno offerto la loro vita a Te, nella preghiera, nel silenzio, nell’attesa e ti hanno subito riconosciuto perché nella preghiera continua hanno capito che il Messia sarebbe stato povero umile sofferente, segno di contraddizione. Hanno scelto di stare sempre con Te perché quando si comprende la grandezza del Tuo amore non si può non scegliere di vivere tutta la vita per Te, senza rimpianti per le rinunce, le sofferenze. Padre Tu ci ha dato Tuo Figlio. Gesù ha dato tutto se stesso per noi; come rifiutare quanto ci domanda? La sua richiesta è questa “seguimi”
Signore, nella mia vita, ho cercato di seguirti, spesso è stato faticoso per le angosce e sofferenze, ma tu Signore, come a Simeone e Anna mi fai intravvedere la meta finale: raggiungere Te. Posso andare gioioso verso di Te.
CONTEMPLO AMO DORO

Signore ti ingrazio per quanto mi fai capire continuamente . Gesù Tu sei la luce del mondo e anche oggi desideri illuminare il mio cammino.
Come Simeone e Anna voglio anch’io unirmi a te più intimamente nella preghiera. Lì è il luogo privilegialo per sentire la Tua presenza nella mia vita. Ti vengo incontro con la mia lampada accesa dalla mie sofferenze e preghiere. Signore ti offro ancora la mia vita, le mie difficoltà le sofferenze e anche le gioie che tu mi dai.
Talvolta, ho posto resistenza alla Tua volontà, ma Tu leggi nel mio cuore e sai che desidero seguirti dove e come Tu vuoi. Signore Dammi una fede profonda che mi permetta di abbandonarmi totalmente nelle Tue mani accettando tutto ciò che prepari per me.
Come Simeone dopo averti seguito fino alla fine possa dire anch’io: “Lascia o Signore che il tuo servo vada in pace perché avendoti contemplato in questa vita attraverso un velo possa contemplarti faccia a faccia e goderti per sempre in paradiso”

“Offri il Tuo Figlio o Vergine santa. Offri l’Ostia santa e gradita a Dio per la riconciliazione d noi tutti. Dio accetterà la nuova oblazione della quale egli stesso dice: “Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Anch’io, Signore, ti offro volontariamente il mio sacrificio, dal momento che Tu ti sei offerto volontariamente per la mia salvezza. Ho da offrire soltanto due povere cose: il mio corpo e la mia anima e te le dono con tutto il cuore” (San Bernardo)

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.


VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA
Venerdi’ 24 Febbraio: 27° Anniversario dell’Adorazione Eucaristica Cittadina
Carissimi fratelli, 24 febbraio celebreremo una festa molto importante per la vita spirituale : il 27° anniversario dell’inizio dell’Adorazione Eucaristica Cittadina.
Vorrà essere u giorno di profondo ringraziamento.
Perché ringraziare? Perché è un dono grandissimo che Gesù ha fatto a noi, alla Chiesa e anche al mondo.
L’Eucaristia, infatti è ciò che di meglio Gesù poteva lasciarci: se stesso, che si rende realmente presente in mezzo a noi e dentro di noi con l’Eucaristia per realizzare a favore di ognuno di noi, oggi, quello che ha fatto incarnandosi, morendo in Croce e risuscitando.
Dio non è un essere lontano, quindi ma un Dio vicino, le cui delizie sono riposte nello stare con i figli degli uomini (cfr. Pr 8,31).Ogni uomo aspira a queste delizie. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che “Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo (e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa”).
Ora, ohe altro può e deve fare l’uomo, povera creatura, quando si trova davanti al Creatore – all’Infinito – all’Onnipotente…, se non prostrarsi, gettarsi a terra e dire: “Mio Signore e mio Dio, tu sei Tutto; io sono niente, io ti adoro…! L’Adorazione è l’atto più naturale e doveroso di una creatura umana nei confronti del suo Creatore.
In questo cammino terreno verso l’oggetto del nostro grande desiderio, niente deve bloccarci: né i problemi umani e sociali né gli impegni dell’apostolato.
Dunque, è questo incontro con Gesù che cambia la vita, trasforma ognuno di noi, la chiesa e la società.
Dice Benedetto XVI:
“Nessun problema umano e sociale potrà essere davvero risolto se Dio non ritorna al centro della nostra vita. Soltanto così, attaverso l’incontro con il Dio vivente, sorgente di quella speranza che cambia dentro e non delude, è possibile ritrovare una forte e sicura fiducia nella vita e dare consistenza e vigore ai nostri progetti di bene”. E ancora: “L’adorazione non è un lusso, ma una priorità”. Cercare Cristo dev’essere l’incessante anelito dei credenti, dei giovani e degli adulti, dei fedeli e dei loro pastori. Va incoraggiata questa ricerca, va sostenuta e guidata.
Concludiamo con l’invito:
proponiamoci di trascorrere ancora, dunque, del tempo in preghiera davanti al Sacramento dell’Eucaristia esposto solennemente.
Ricordiamo che chi adora, – pone al centro della sua attenzione e del suo cuore il Dio altissimo, Creatore e Salvatore di tutto l’universo. – si mette ai piedi di Gesù in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, di riverenza e di accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta.

Gennaio 14, 2017

La Fede è anche lottare con Dio

Filed under: Foglio Mes 2017 — admin @ 10:29 pm

MES Gennaio 2017 –

FEDE È ANCHE LOTTARE CON DIO                                                                                                                                                                   Papa Francesco all’udienza

FEDE E’ ANCHE LOTTARE CON DIO

La catechesi sulla speranza ha preso spunto dalla figura di Abramo che credette in una promessa «irragionevole» per i criteri umani. Ma conobbe anche momenti di buio e si lamentò con il Signore
La speranza cristiana non è pia finzione che tutto vada bene. Il rapporto con Dio può essere lamentela e lotta. Da Padre qual è, Dio comprende l’insistenza dei figli. E non delude.
Papa Francesco ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato alla speranza. In particolare ha preso spunto dal brano del libro della Genesi su Abramo e sulla promessa di Dio di dargli numerosa discendenza, per quanto lui fosse anziano e la moglie sterile.

SPERARE CONTRO OGNI SPERANZA
Il Papa ha esordito citando san Paolo, che nella Lettera ai Romani “ci ricorda Abramo per indicarci la via della fede e della speranza”: “Egli credette saldo nella speranza contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli”. Sperare contro ogni speranza: “è duro questo”, osserva Francesco, “è forte: non c’è speranza ma io spero”.

San Paolo, spiega il Papa, si riferisce alla fede con cui Abramo credeva alla parola di Dio. “Non c’era speranza umana perché lui era anziano e la moglie sterile, ma lui credette”. Confidando nella promessa di Dio, Abramo accetta di mettersi in cammino, di lasciare la sua terra ed essere uno straniero. “Abramo crede”. La sua fede si apre a una speranza “in apparenza irragionevole”. Questa speranza cristiana è la capacità di andare al di là della saggezza e della prudenza del mondo, di ciò che è ritenuto buonsenso, “per credere nell’impossibile”.

LAMENTARSI CON DIO È UN MODO DI PREGARE

La speranza cristiana apre nuovi orizzonti, “rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile”. Ma non dà certezze. Proprio in quanto essa appare irragionevole, stando ai criteri umani, “fa entrare nel buio di un futuro incerto” che consentirà poi di camminare nella luce. “È bella, la virtù della speranza”, nota Francesco, “e ci dà tanta forza per andare nella vita”.
Per Abramo arriva il momento dello sconforto: il tempo passa ma il figlio non arriva. Abramo si lamenta col Signore. “E questo impariamolo dal nostro padre Abramo: lamentarsi col Signore è un modo di pregare” ricorda il Papa. Aggiungendo a braccio: “A volte sento, quando confesso: ‘mi sono lamentato col Signore’. Lamentati: Lui è Padre e questo è un modo di pregare”.

FEDE È ANCHE LOTTARE CON DIO

Ma proprio quando Abramo si lamentava gli fu rivolta questa parola del Signore: un nato da te sarà tuo erede. Poi il Signore lo fece uscire fuori e gli disse: guarda in cielo, conta le stelle, tale sarà la tua discendenza. E Abramo un’altra volta credette. “La scena si svolge di notte: fuori è buio”, osserva il Papa, “ma anche nel cuore di Abramo c’è il buio della delusione, dello scoraggiamento. Si sente solo, vecchio e stanco”.
Come continuare a fidarsi? Eppure Abramo continua a sperare che qualcosa possa accadere. Altrimenti perché avrebbe richiamato il Signore alle sue promesse? “La speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio della perplessità” assicura Francesco. “Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza senza pie finzioni. ‘Mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo e quello’. Ma Lui è Padre e ti ha capito, vai in pace. Avere questo coraggio”.
Speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni. Abramo chiede a Dio che lo aiuti a continuare a sperare. Dio gli chiede di continuare a chiedere e a sperare: ancora una promessa. In quella notte del dubbio, Dio conduce Abramo fuori dalla tenda, “in realtà dalle sue visioni ristrette”.
Per credere è necessario saper vedere con gli occhi della fede, osserva il Papa. “Le stelle per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio”. Francesco conclude: “Se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella: la speranza non delude”.

 

______________________

Offerta della giornata

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Gennaio
– Generale Perché il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia.

Per l’evangelizzazione: Perché mediante il dialogo e la carità fraterna, con la grazia dello Spirito Santo, si superino le divisioni tra i cristiani.
——————

LAMIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA

Signore Gesù, con pazienza, ho cercato di prepararmi alla Tua venuta vivendo il periodo d’avvento guidato dalla Tua Parola. Mi invitavi a eliminare le mie ansie le mie preoccupazioni per aprire il mio cuore alla speranza. Questa deve essere la nostra compagna di viaggio: la speranza che Tu realizzi sempre le Tue promesse di bene per ciascuno di noi. Continui a ripeterci: ” Non temere io ti vengo in aiuto per consolarti, ti tengo per mano per guidarti nella via sicura. Il tempo è vicino e potrai sentire nel tuo cuore la mia pace. “
Gesù in questi tempi di paura ,di tensione, porto ancora a Betlemme tutta l’umanità, soprattutto quella parte che, anche quest’anno, non ti ha ricevuto. Sono povero ma desidero offrirti quel poco che ho affinché tu lo moltiplichi, ne faccia dono ai più bisognosi e conceda che il Tuo invito a venirti incontro sia accolto da tanti.

MI METTO ALLA PRESENZA DI DIO

Gesù caro desidero unirmi al coro degli angeli e innalzarti un inno di lode:
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama”. Tu continui a venire a portarci la pace, ci chiedi di aprire il nostro cuore per riceverla, ma noi siamo distratti e preferiamo pensare continuamente alle nostre difficoltà e sofferenze.
“Pace dona ai nostri cuori, pace che Tu solo sai dare”. Tu mi chiami a stare con te, ai Tuoi piedi, perché solo lì farò veramente una profonda esperienza di pace.
Mi chiedi di sollevare lo sguardo e seguire la stella che mi conduce a Te ripetendomi ancora: “ Venite a Betlemme, una piccola città della terra ma che darà alla luce il Salvatore. Lì troverete tutto ciò che può appagare la vostra sete di pace, serenità, eternità”.
Gesù sono affaticato , povero, malato ma il mio desiderio è grande e mi metto in cammino, con il mio spirito, per poterti incontrare. Sostienimi con la Tua forza

LEGGO LA PAROLA DI DIO Lc.2,15-20
15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere».
16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia;
17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino.
18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori.
19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. 20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.

RICOSTRUISCO LA SCENA

Gesù nasce nella povertà, nel nascondimento, ma la sua nascita non è trascurata. L’Angelo si affretta a dare l’annuncio affinché il Bambino Gesù sia adorato soprattutto da coloro che sanno accogliere con umiltà la bella notizia. L’angelo non si rivolge ai potenti, ma a povera gente, ai pastori poveri, emarginati . Questi soni disponibili ad accogliere l’annuncio per adorare Gesù; i potenti vogliono ucciderlo. I pastori non discutono ,si fidano. Sanno che non sono degni di questo annuncio, ma aprono il cuore alla speranza e vanno senza indugio. Il desiderio della salvezza, di vedere il volto di Dio è più forte del timore, anche della paura di perdere il gregge che è la loro vita, e si avviano. Cosa trovano? Un Bambino adagiato in una mangiatoia. Questo è il segno e riconoscono in quel piccolo Bambino il Re dei re. Il cielo e la terra si uniscono in un unico inno di lode. I pastori credono, vanno e vedono. Bisogna fidarsi ciecamente per percepire Dio.
L’esperienza profonda di Dio li rende evangelizzatori , non possono non testimoniare quanto hanno visto e sentito.

MEDITO LA SCENA

Signore, voglio fermarmi a riflettere sui gesti di questi pastori. Gente semplice che va prontamente con semplicità. Anche a me Signore Tu chiedi una fede semplice. La reazione dei pastori all’annuncio dell’angelo è stata: la meraviglia, la gioia e lo stupore. Sentimenti propri dei piccoli che aprono il cuore all’accoglienza. Signore, nella nostra società, ci siamo abituati solo a ragionare e questi sentimenti sono un po’ messi da parte. Oggi Tu nasci nuovamente per noi. Desidero che il mio cuore si apra alla gioia, desidero rinascere con Te. Anch’io desidero rinascere a Betlemme circondato da Maria e Giuseppe. Devo tornare alle origini per comprendere il Tuo amore e la mia dignità di Figlio Tuo. Nonostante gli anni avanzino, devo far rinascere il bambino che è dentro di me che, con povertà, si lascia ricoprire della Tua tenerezza. I pastori hanno sentito che è nato un Bambino in una grotta e, premurosi, pensano che quel Bambino ha bisogno di tante cose e, pur nella loro povertà, portano i loro doni che Gesù non dimenticherà mai. Il Signore si accontenta delle nostre povere offerte perché sa che sono frutto del nostro amore. Signore fa che tutta la mia vita sia un’offerta per te.

AMO CONTEMPLO ADORO

Gesù caro, i pastori non hanno potuto contenere la loro gioia e sono andati ad annunciare ciò che hanno visto. Sono stati i Tuoi primi adoratori, dopo Maria e Giuseppe. Gesù pur essendo bambino hai illuminato il loro cuore e ne hai fatto dei contemplativi. Lungo gli anni ripensavano continuamente a quel Bambino e alla giovane madre che li ha accolti con tanta dolcezza. Forse hanno potuto anche cullarti. Lungo gli anni ripensavano spesso a quel Bambino e con la loro fantasia seguivano la sua crescita. Quel Bambino pian piano diventava giovane, uomo e preparava la loro salvezza. Che emozione pensare che anche loro erano i destinatari della salvezza !Gesù sarai tornato a Betlemme per cercare il luogo della Tua nascita. Quale gioia per loro incontrarti ! Tutta la loro vita era un’attesa del l’incontro con Gesù il Salvatore.
Gesù, anch’io, con il cuore, sono tornato a Betlemme e ti ho incontrato. Hai aperto le Tue braccia perché ti accogliessi. E’ stato une bel sogno ma poi, ricevendoti nell’Eucaristia, ti ho sentito veramente dentro di me, ho sentito la Tua pace, la Tua consolazione. Ho sentito la mia fede tanto povera rinascere assieme al desiderio di vivere come tu hai vissuto: obbediente alla volontà di Dio, umile e attento alle necessità dei fratelli. Oggi ripeti anche a me: “ Glorifica Dio con la tua vita, come fecero i pastori e, con gioia, annuncia a tutti che sono venuto ancora per voi, per portarvi il lieto annuncio”. La vostra salvezza è arrivata e tutto ciò che accade nella vostra vita è solo per amore e per la vostra santificazione. Oggi è importante che testimoniate la mia venuta perché il mondo sta perdendo la speranza e aspetta da voi veri segni di pace e di fede profonda”.

Signore sono tanto piccolo e povero ma desidero accogliere il Tuo invito, a quanti mi avvicinano annuncerò con gioia la Tua venuta e cercherò di raggiungere tutti con la preghiera
Ti ringrazio Signore per essere sempre con noi, con me.
———————————————————————————————
Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.
—————————————

VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

Carissimi fratelli, chissà cosa ci riserverà questo nuovo anno? L’augurio è che tutti noi possiamo passarlo bene, nella salute, nell’armonia, nella pace tra di noi, ma anche nella pace interiore.
Ma come sempre, per ogni uomo, in ogni età, in ogni situazione, anche per noi ci potranno essere momenti di malattia, di prova, di sofferenza. E’ la nostra natura!
Ma cosa fare quando le cose non vanno per il verso giusto; quando la vita non sarà secondo i nostri gusti, i nostri desideri, la nostra volontà; quando saremo avvolti nel buio; quando sentiremo la solitudine e tutta la nostra impotenza?
Due strade si aprono davanti a noi: o chiuderci nella tristezza, nel rifiuto, nell’amarezza e forse anche nella ribellione al nostro “triste destino”, e magari anche nei confronti di Colui che tutto può ma non ci libera dai nostri mali; oppure imitare i nostri Padri e Maestri nella Fede. Il loro insegnamento e il loro esempio ci aiuterà a ritrovare la via di uscita e, non dico la soluzione di tutto, ma la ragione per riacquistare la pace interiore.
Pensiamo ad Abramo, nostro Padre nella Fede. Quanti motivi aveva quest’uomo per mandare a monte il progetto di Dio! Eppure Dio realizzò la promessa fatagli: “Ti darò una discendenza numerosa”.
Dio ha potuto fare questo perché Abramo “credette saldo nella speranza, sperando contro ogni speranza”.
Non possiamo negare che Abramo faticò molto. Egli camminò nel buio; sperimentò le più profonde lacerazioni del cuore; pregò molto; combatté una dura lotta con grande coraggio; si lamentò con Dio; e Dio che è Padre, lo capì e lo ascoltò. Il Papa ci ricorda che “lamentarsi con Dio è un modo di pregare!”. Sì, perché questa preghiera è segno di una gran de fiducia in Lui.
Solo questo: nelle nostre preghiere non abbandoniamo mai la Fiducia in Dio! E dio non si scandalizzerà mai della nostra debolezza. Lo auguriamo a voi e a noi in quest’anno.

———————–
I nostri defunti: Antonietta Fadda Giuliato Ignazia Antonietta Porcu

Powered by WordPress