Cellula Marzo 2014

 

 Traccia  Marzo 2013 –    La Confessione riconcilia e guarisce

  • DISPONIAMOCI ALLA PREGHIERA

             PREGHIERA DELLA CELLULA

 –      METTIAMOCI ALLA PRESENZA DI  DIO  

         Padre infinitamente buono, trascinaci verso il Tabernacolo, ispiraci il desiderio di ritrovare frequentemente il tuo Figlio diletto, di visitarlo, di salutarlo, di testimoniargli il nostro attaccamento. Fa che veniamo a lui nelle nostre prove, per confidargli le nostre preoccupazioni e le nostre tristezze, per ricevere da lui conforto, pace e gioia.

         (In silenzio creiamo un’atmosfera interiore di intimità con Gesù presente nell’Eucaristia)                        

        –       INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO      

  Spirito Santo, rivelaci l’immenso amore e la traboccante tenerezza che si nasconde nel Tabernacolo. Facci toccare il Salvatore, il cui contatto guarisce, trasforma  i corpi e le anime.

                  (In silenzio invochiamo lo Spirito su di noi e sui fratelli)

 

 ASCOLTIAMO  E  PREGHIAMO  LA  PAROLA                                    

         1 –   La Confessione  perdona e guarisce

  1.         Il Sacramento della Riconciliazione è un Sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarirmi l’anima, il cuore (cfr. il racconto del paralitico guarito e liberato (cfr Mc 2,1-12).

Gesù soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21-23). Il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi, ma lo si chiede a Gesù. Il perdono è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga dal cuore di Cristo.

 

Solo se ci riconciliamo col Padre e con i fratelli possiamo essere veramente nella pace. E questo lo abbiamo sentito tutti dopo la Confessione.

Adorazione silenziosa

 2 –  La Confessione è personale, ma anche pubblica

La Confessione, prima era pubblica e poi personale. Però rimane sempre la comunità cristiana il luogo in cui si rende presente lo Spirito che ci fa di tutti i fratelli in Cristo Gesù. Ecco perché     è necessario confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa. Il sacerdote non rappresenta soltanto Dio, ma tutta la comunità; infatti i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa.

Per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa e ai fratelli, nella persona del sacerdote. “Ma padre, io mi vergogno…”.   Vergognarsi è salutare! Fa bene, perché ci fa più umili.

Non avere paura della Confessione! Finita la Confessione uno esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. E’ questo il bello della Confessione!  Domando: quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato? Sono due giorni, due settimane, due anni, vent’anni, quarant’anni?   non perdere un giorno di più, vai,  Gesù lì, ti riceve con tanto amore. Sii coraggioso e vai alla Confessione!

                                               Adorazione silenziosa

 

3 –  E’ l’abbraccio dell’infinita misericordia del Padre.

        Cari amici, celebrare il Sacramento della Riconciliazione significa essere avvolti in un abbraccio caloroso: è l’abbraccio dell’infinita misericordia del Padre. Ricordiamo quella bella, bella parabola del figlio che se n’è andato da casa sua con i soldi dell’eredità; ha sprecato tutti i soldi, e poi, quando non aveva più niente, ha deciso di tornare a casa, non come figlio, ma come servo.

 

Tanta colpa aveva nel suo cuore e tanta vergogna. La sorpresa è stata che quando incominciò a parlare, a chiedere perdono, il padre non lo lasciò parlare, lo abbracciò, lo baciò e fece festa. Ma io vi dico: ogni volta che noi ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio fa festa! Andiamo avanti su questa strada. Che Dio vi benedica! Il Signore Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei corpi

Adorazione silenziosa

 

  • PADRE NOSTRO
  • – CHINIAMO IL CAPO E ACCOGLIAMO LA BENEDIZIONE DI GESÙ

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PENSIERO    SPIRITUALE             

Papa Francesco– messaggio di quaresima: GESU’ INVITA  ALLA  POVERTÀ

In occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9).

Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

1 – La Grazia di Cristo

Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate.

La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).

 Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «…perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).

Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).

È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.

 GESU’ E  MARIA BENEDICANO VOI  E  LE VOSTRE  FAMIGLIE