… e subito ne uscì sangue e acqua.

     MES Giugno – Settembre 2019

 – Nella relazione con il malato e con il sofferente in genere la compassione è attitudine essenziale.
 – Giovanni ci invita a volgere lo sguardo verso Colui che è stato trafitto.
  –    Guardando le mie sofferenze mi dici: “Non perdere questo tesoro, accoglilo, uniscilo al mio dolore, rivestilo di santità e rendilo fecondo per l’eternità. In questo modo lo sentirai più leggero e dolce”


Il faticoso cammino verso la compassione: Lc 10,25-37 (Continua)

Nella relazione con il malato e con il sofferente in genere la compassione è attitudine essenziale. È l’attitudine ben espressa dal buon samaritano che, passando accanto all’uomo ferito, «lo vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33)
Da questo sconvolgimento interiore, da questo soffrire la sofferenza dell’altro, il samaritano è condotto a un comportamento etico in base al quale fa tutto ciò che è in suo potere per alleviare la situazione del bisognoso.
Così la compassione non resta solamente un sentimento che si impone al cuore dell’uomo, ma diviene scelta, responsabilità, solidarietà. Essa è risposta al muto grido di aiuto che si leva dal viso dell’uomo sofferente, dagli occhi atterriti e più che mai nudi e inermi della persona soverchiata dal dolore, vicina alla morte. Nella Scrittura la compassione (radice r-ch-m) appare come fremito delle viscere, risonanza viscerale della sofferenza dell’altro, risonanza che diviene consonanza: la sofferenza dell’altro grida, e la compassione fa del mio corpo una cassa di accoglienza e di risonanza della sua sofferenza.
La compassione è il no radicale all’indifferenza di fronte al male del prossimo: in essa io partecipo e comunico, per quanto mi è possibile, alla sofferenza dell’altro uomo.
L’impotenza del malato, del morente, ha la paradossale forza di risvegliare l’umanità dell’uomo che riconosce l’altro come un fratello proprio nel momento in cui non può essere strumento di alcun interesse. In questo senso la sofferenza per la sofferenza altrui è uno dei più alti segni della dignità umana.
La compassione è una forma fondamentale dell’incontro con l’altro, un linguaggio umanissimo, perché linguaggio di tutto il corpo, che coinvolge i sensi, la gestualità, la parola, la presenza personale. Il gesto di compassione del medico ricordato sopra è costituito da una vicinanza fisica fatta di tenerezza e delicatezza (che trasmette calore al corpo sofferente), da parole pronunciate (che esprimono una comunicazione, danno senso e instaurano una vicinanza comunionale), da una presenza che rimane accanto (e non abbandona chi se ne va).
E di fronte al malato per cui non c’è più nulla da fare dal punto di vista medico, che altro resta se non con-soffrire restandogli accanto, parlandogli, esprimendogli, nei modi che lui può ancora capire, che noi lo amiamo?
Sì, nella compassione vi è la rivelazione di qualcosa che è profondamente umano e autenticamente divino e questa rivelazione si sintetizza nell’amore. La solidarietà deve ricordarsi di tutto questo se vuole avere una radice nel cuore dell’uomo
Luciano Manicardi.
“Il volto del sofferente”
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LA MIA ORA CON GESU’
MI PREPARO ALLA PREGHIERA.
Signore Gesù, La Tua Parola mi da forza per vivere la mia vita. Quanti doni mi elargisci attraverso la Sacra Liturgia che trasmette nel mio cuore il Tuo amore per me. Desidero, anche oggi, creare un clima di silenzio e raccoglimento per accogliere Te che vuoi venire a consolarmi, illuminarmi, darmi la forza per vivere con Te la mia vita faticosa e, spesso, dolorosa.
Signore desidero riposare in Te, nel Tuo fianco trafitto per trovare sollievo, forza e per mettere nel Tuo Cuore squarciato tutti coloro che non ti amano, amarti a nome loro. Lascio fuori le mie distrazioni, ansie, paure e rivolgo tutto il mio cuore verso di Te. Tu mi dai tante grazie ed io devo trovare il tempo e lo spazio per lasciare germogliare nel mio cuore quanto continuamente vi deponi. Signore aiutami ad accogliere la Tua Parola.
ALLA PRESENZA DI DIO
Signore Gesù, dalla mia camera, mi trasferisco con la mente e con il cuore davanti a Te, esposto nell’Eucaristia. In questo modo ti sento più vicino a me, più presente nella mia vita. Sento che mi dici: “Venite a me e vi ristorerò”. Ho bisogno di ristoro, di sentire che Tu sei con me, che mi sostieni, mi dai forza.
Signore non sono solo qui davanti a te, ma ti porto tutta l’umanità oppressa da tante realtà che, troppo spesso, vogliono allontanarla da Te. Gesù, ti porto tutti gli uomini affinché accolgano la Tua luce. Nonostante la mia povertà, vuoi servirti di me, delle mie croci, per portare la Tua parola, la Tua gioia a tanti fratelli affinché possano sperimentare la Tua misericordia e, con umiltà, possano rientrare nell’ovile da dove si sono allontanati.
Signore tutto passa nella vita, rimane solo il Tuo amore. Aiutami a d accoglierlo generosamente. Aiutami a seguirti ovunque mi condurrai.
LEGGO LA PAROLA DI DIO Gv. 19, 31-37
31 Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione e quel sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe, e fossero portati via.
32 I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo, e poi anche all’altro che era crocifisso con lui;
33 ma giunti a Gesù, lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe,
34 ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua.
35 Colui che lo ha visto, ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera; ed egli sa che dice il vero, affinché anche voi crediate.
36 Poiché questo è avvenuto affinché si adempisse la Scrittura: «Nessun osso di lui sarà spezzato».
37 E un’altra Scrittura dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
RICOSTRUISCO LA SCENA
Giovanni ci invita a volgere lo sguardo verso Colui che è stato trafitto. Gesù è morto, ha dato tutto se stesso, ma il suo cuore trafitto crea tanta sofferenza e ci apre all’amore di Gesù.
Attraverso la ferita aperta possiamo scorgere il cuore di Gesù, un cuore pieno d’amore misericordia. Da quella ferita escono sangue ed acqua viva che ci rigenerano. “Uscirono sangue ed acqua “ che ci fanno comprendere la profondità dell’amore di Dio. La lancia del soldato apre la porta attraverso la quale Dio scende verso l’uomo e l’ uomo entra in Dio.
“Non a prezzo di cose corruttibili siamo stati salvati, ma del sangue di Gesù uomo e Dio. Da questo sangue scaturisce la Chiesa che attraverso i sacramenti riversa in noi l’amore infinito di Dio. La chiesa che le porte degli inferi, nonostante tanti tentativi, non potranno distruggere.
La Chiesa è sposa di Cristo, la madre dei viventi amata e protetta da Gesù per sempre. Signore aiutami ad amare la chiesa come Tu la ami, a saper offrire qualcosa per la sua santificazione. Aiutami ad amarla come una vera madre che spesso, deve correggerei figli anche se le correzioni non sono sempre capite e accettate. Grazie Signore per il dono della Chiesa.
MEDITO LA SCENA
Nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, desideriamo contemplare Gesù che si china su di noi, come sempre attento a tutte le nostre necessità, soprattutto quelle spirituali.
S. Paolo dice”: Mentre eravamo ancora peccatori, Gesù ha dato la sua vita per ciascuno di noi”, Quale dono! Gesù ci ha amato dall’eternità e pensava in quale modo avrebbe potuto salvarci, un modo che potesse dimostrarci l’amore più grande e decise: “ Non c’è amore più grande di Colui che da la vita per i fratelli.
Così Gesù ha deciso di dare tutto se stesso, un modo stupendo inconcepibile per l’uomo, ma ha deciso non solo morire, ma ha scelto la morte più ignobile: la crocifissione.
Nonostante non lo meritassimo, Gesù ci ha amato per primo fino all’ultima goccia di sangue. Attraverso lo squarcio del Suo fianco ci ha mostrato il Suo cuore pieno d’amore cercando di suscitare in noi una risposta d’amore al Suo richiamo.”. Venite a me perché sono mite umile di cuore e vi amo al di sopra gli ogni vostro peccato” .
Gesù guardando Te crocifisso desidero dire: “ Ho conosciuto e creduto all’amore di Dio per me”.
CONTEMPO AMO ADORO
Gesù, non posso rimanere indifferente a tanto dolore. Signore oggi desidero anch’io celebrare il Tuo amore per me, Ti ringrazio perché non ti stanchi di perdonarmi, non mi abbandoni nonostante le mie continue cadute.
Gesù io non sono mite, spesso mi ribello al mio dolore, non lo accetto gioiosamente, ma Tu conosci la mia fragilità e continui a ripetermi: “Venite a me io vi ristorerò, il vero ristoro è solo nel mio cuore, così grande, compassionevole che ha portato dentro di se il peccato del mondo chiedendo perdono al Padre perché fino all’ultimo i miei non mi hanno accolto, compreso”. “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Guardando le mie sofferenze mi dici: “Non perdere questo tesoro, accoglilo, uniscilo al mio dolore, rivestilo di santità e rendilo fecondo per l’eternità. In questo modo lo sentirai più leggero e dolce”. Signore desidero rifugiarmi nel Tuo Cuore, fonte di gioia e di pace. Solo li posso sentirmi veramente al sicuro perché Tu mi accetti con tutte le mie miserie e, ogni volta che mi scoraggio, vieni a cercarmi per farmi sentire la Tua tenerezza.
Signore cosa mi chiedi? Che corrisponda al Tuo amore. Che supplisca all’ingratitudine di tanti, per espiare tante offese che continuamente ricevi, per espiare tanto rifiuto. Signore tu mi dici: “Almeno Tu vieni a consolarmi” Signore nella mia povertà ti Dico: “Signore ti offro la mia vita in espiazione di tanti peccati del mondo”.
 Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave,
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VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA
2 – LE CELLULE EUCARISTICHE
Con l’Adorazione Eucaristica, la nostra piccola famiglia, che si propone di portare Gesù Eucaristia ai fratelli e i fratelli a Gesù Eucarestia, desidera impegnarsi a portare avanti un’Adorazione continua.
L’Adorazione è l’atto più alto di una creatura umana nei confronti del suo Creatore. E’ mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, riverenza e accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta.
Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore il Dio altissimo, creatore e Salvatore di tutto l’universo. L’adorazione Eucaristica è un tempo trascorso in preghiera davanti al Sacramento dell’Eucaristia. Si può pregare in vari modi, ma il modo migliore è una preghiera di silenziosa meditazione sul mistero dell’Amore con cui Gesù ci ha amato, tanto da dare la sua vita ed il suo Sangue per noi. Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare gli altri… Adorare è entrare nell’esperienza del Paradiso, per potere essere più concreti nella storia. “Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici”. Lc 6:12-13
Perché e come, noi adoratori, possiamo e dobbiamo vivere un’esperienza bella e serena con il nostro Dio, tutto tenerezza?
Sono tante le ragioni che ognuno di noi, attento e docile alla grazia, può trovare! Ricordiamo solo due cose semplici ed evidenti.
Prima di tutto la presenza reale di Gesù nel Sacramento dell’Eucaristia
In secondo luogo la sua compassione.
È per noi che Egli si è reso presente; per starci vicino e accompagnarci, guidarci e sostenerci: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati oppressi, ed io vi ristorerò”. Ecco l’interesse di Gesù per noi! Ecco la sua attenzione alla nostra persona e alla nostra vita! Ecco la tenerezza di Gesù!
Stare con noi! È questa la natura dell’amicizia e dell’amore!
L’adorazione è il luogo ideale in cui Gesù esprime la sua tenerezza per noi; in essa, a ragione, noi possiamo non solo immaginare, ma fare realmente esperienza di Gesù che ci accarezza, ci coccola, ci bacia, come la mamma bacia il suo bambino che stringe al suo cuore.
Ecco che cosa desidera fare Gesù per ciascuno di noi.
Se soffriamo, egli ci consola. Se siamo soli, egli si affianca e sta con noi. Se piangiamo, egli asciuga le nostre lacrime. Se siamo tristi, egli ci conforta. Se siamo abbattuti, egli ci rialza. Se siamo disperati, egli infonde in noi la speranza. Se ci siamo persi, egli ci cerca. Se siamo caduti, ci rialza. Se abbiamo peccato egli ci perdona. Se siamo malati egli ci guarisce…
Cellula Eucaristica è ogni singola persona, oppure un gruppetto di persone che aderiscono spiritualmente allo scopo dell’Associazione: adorare il Signore Gesù Sacramentato, dovunque esse si trovino, a nome di tutta la Chiesa e di ogni uomo che è sulla terra.
Un gran numero di Cellule sparse nel mondo, può facilmente realizzare l’Adorazione perpetua: basta organizzarsi! Ecco perché il Signore ha ispirato queste Cellule Eucaristiche.
Cellula è una realtà piccolissima! Una “Cellula Eucaristica” è anch’essa piccola, nascosta, umile; eppure, insieme a tante altre, forma un corpo spirituale, la cui anima è Gesù stesso, che dona la vita, quella eterna, a tutto questo corpo che è la Chiesa, l’umanità intera e tutta la creazione.
A queste Cellule Gesù vuole dare la sua vita, quella vera. Anche una sola “Cellula Eucaristica”, davanti a Gesù, entrando in comunione con Lui, sente la meraviglia di appartenere al Suo Corpo mistico, realizza se stessa, e gioisce del ruolo che svolge in questo Corpo: essere cooperatrice di Gesù, insieme a tutte le altre “cellule”, nell’opera di salvezza e di santificazione per rendere gloriosa la Chiesa di Dio.
Anche l’infinitamente piccolo, per opera di Gesù raggiunge dignità e altezze impensabili.
Questo Corpo Spirituale, è un ramo della nostra Associazione che ha lo scopo di promuovere e sostenere un’Adorazione Perpetua nel mondo.