Gli atti nell’Adorazione Eucaristica: stare – inginocchiarsi – camminare

    GLI ATTI NELL’’ADORAZIONE EUCARISTICA 
 
1 – Il primo atto nell’Adorazione Eucaristica è: RADUNARSI per STARE alla presenza del Signore. 
    2 –  il secondo atto nell’Adorazione Eucaristica è: INGINOCCHIARSI di fronte al Signore.
   3 – Il terzo atto della cristianità cristiana che adora è il CAMMINARE con il Signore.
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Che cosa è stata alle origini la celebrazione eucaristica Ci si radunava intorno all’Eucaristia celebrata dal Vescovo e così si costituiva la Comunità che celebrava il Salvatore morto e risorto, unica perché uno era il Calice benedetto e uno il Pane spezzato (cfr. Cor 10,16-17).
Viene alla mente quell’altra celebre espressione paolina: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).
“Tutti voi siete uno”! In queste parole si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della storia umana, che si sperimenta proprio intorno all’Eucaristia: qui si radunano alla presenza del Signore persone diverse per età, sesso, condizione sociale, idee politiche.
L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia. L’Eucaristia è un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo.
Anche qui, stasera, non abbiamo scelto noi con chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. Siamo uniti al di là delle nostre differenze di nazionalità, di professione, di ceto sociale, di idee politiche: ci apriamo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui.
Questa fin dagli inizi è stata una caratteristica del cristianesimo realizzata visibilmente intorno all’Eucaristia, e occorre sempre vigilare perché le ricorrenti tentazioni di particolarismo, seppure in buona fede, non vadano di fatto in senso opposto.
Pertanto, l’Adorazione Eucaristia ci ricorda anzitutto questo: che essere cristiani vuol dire radunarsi da ogni parte per stare alla presenza dell’unico Signore e diventare in Lui una sola cosa.
Si “aprono le porte” delle chiese, delle parrocchie, dei gruppi nelle nostre diocesi e tutti si ritrovano insieme presso il Signore per essere una cosa
sola a partire da Lui. Perché è proprio Lui, il Signore presente nella SS. Eucaristia, che ci fa un corpo solo e rende possibile che la molteplicità converga nell’unità della Chiesa.
La Chiesa, custodisce e trasmette il mistero Eucaristico, risposta ultima e definitiva alla domanda di senso presente nel cuore di ogni uomo.
La nostra Celebrazione e l’Adorazione Eucaristica, dunque, permette a tutti noi di vivere in una dimensione comunitaria; inoltre essa ci permette di partecipare alla liturgia del cielo, diventando spazio umano e spirituale nel quale il cielo si affaccia sulla terra.  
 
 
2 –  il secondo atto nell’Adorazione Eucaristica è: INGINOCCHIARSI di fronte al Signore.
 Dal momento che il Signore stesso è presente nell’Eucaristia, che l’Eucaristia è il Signore, questa ha sempre implicato anche l’adorazione il Signore Gesù si dona a noi nel suo Corpo e nel suo Sangue, accoglierlo non può che significare anche inginocchiarsi, adorarlo, glorificarlo: confronta Filippesi (2,6-11) che presenta il cosmo come un inginocchiarsi di fronte al nome di Gesù (2,10).
L’atto dell’adorare comporta anche l’atto dell’aderire. La vera adorazione, infatti, è donare se stessi a Dio e agli uomini. Non c’è vera adorazione senza generosa adesione.
 All’inizio del “decalogo”” sta scritto: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20, 2-3).
Troviamo qui il senso dell’Adorazione Eucaristica. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia e professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte.
Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16).
Ci inginocchiamo con il corpo perché anche i nostri pensieri, sentimenti, affetti, comportamenti siano piegati al progetto di Dio.
Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi.
Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza.
L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo  non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci trasforma.
 
  3 – Il terzo atto della cristianità cristiana che adora è il CAMMINARE con il Signore.
         Dopo averlo adorato, ci muoviamo dietro Colui che è la Via, il Cammino. Con il dono di Sé stesso nell’Eucaristia, il Signore Gesù ci libera dalle nostre “paralisi”, ci fa rialzare e ci fa “pro-cedere”, ci fa fare cioè un passo avanti, e poi un altro passo, e così ci mette in cammino, con la forza d, questo Pane della vita.
Come accadde al profeta Elia, che si era rifugiato nel deserto per paura dei suoi nemici, e aveva deciso di lasciarsi morire (cfr 1Re 19,1-4). Ma io lo svegliò dal sonno e gli fece trovare lì accanto una focaccia appena cotta: “Alzati e mangia – gli disse – perché troppo lungo per te è il cammino” (1 Re 19, 5-7).
L’Eucaristia ci insegna che ci vuole liberare da ogni abbattimento e sconforto, ci vuole far rialzare, perché possiamo riprendere il cammino con la forza che Dio ci dà mediante Gesù Cristo.
E’ l’esperienza del popolo d’Israele nell’esodo dall’Egitto. Un’esperienza che per Israele è costitutiva, ma risulta esemplare per tutta l’umanità. Infatti l’espressione “l’uomo non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,3) è un’affermazione universale, che si riferisce ad ogni uomo in quanto uomo.
Ognuno può trovare la propria strada, se incontra Colui che è Parola e Pane di vita e si lascia guidare dalla sua amichevole presenza.
Senza il Dio-con-noi, il Dio vicino, come possiamo sostenere il pellegrinaggio dell’esistenza, sia singolarmente che in quanto società?
L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che non ci lascia soli  nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione. In effetti, non basta andare avanti bisogna vedere verso dove si va. ‘ asta “progresso” se non ci sono dei criteri di riferimento. Anzi, se si corre fuori strada, si rischia _di finire in un precipizio, o comunque di allontanarsi più rapidamente dalla meta.
Dio ci ha creati liberi ma non ci ha lasciati soli: si è fatto Lui stesso “via” ed è venuto a camminare insieme con noi, perché la nostra libertà abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e percorrerla.
(Papa Benedetto).