La compassione verso chi soffre

        MES Maggio 2019
       Il faticoso cammino verso la compassione  

Il sacerdote e il levita vedono l’uomo ferito, quasi morto, ma passano dall’altra parte della strada: perché? Perché questo rifiuto della solidarietà?
Anche noi, per arrivare alla vera solidarietà, siamo chiamati a riconoscere le opposizioni che in noi ci sono alla solidarietà e alla compassione. Anche noi, per incontrare il sofferente, dobbiamo incontrare la nostra sofferenza, la sofferenza che è in noi, il sofferente che noi siamo, e averne compassione.

Nel mese scorso abbiamo visto come
Il sacerdote e il levita vedono l’uomo ferito, quasi morto, ma passano dall’altra parte della strada: perché? Perché questo rifiuto della solidarietà?
Anche noi, per arrivare alla vera solidarietà, siamo chiamati a riconoscere le opposizioni che in noi ci sono alla solidarietà e alla compassione. Anche noi, per incontrare il sofferente, dobbiamo incontrare la nostra sofferenza, la sofferenza che è in noi, il sofferente che noi siamo, e averne compassione…
Non basta vedere il sofferente: occorre fargli spazio in noi, far sì che la sua sofferenza avvenga un po’ in noi. La compassione è la radice della solidarietà perché essa dice: «Tu non sei solo perché la tua sofferenza è, in parte, la mia». Possiamo dire che la compassione è il «sottrarre il dolore alla sua solitudine» (cf. E. Borgna, L’arcipelago delle emozioni, Feltrinelli, Milano 2002, pp. 128-144). Davvero dunque i tre personaggi della parabola disegnano un unico percorso e un’unica storia, quella della compassione che fatica a farsi strada in noi, nel nostro cuore. Occorre saper vedere la propria paura, la mia paura che mi impedisce di cogliere la sua, di lui che è impotente e in balia del primo che si avvicina e gli può dare il colpo di grazia. Forse la mia paura di fronte all’altro sofferente è la paura dell’isolamento in cui giace il ferito: se io accetto di incontrare in me questa solitudine spaventosa, forse potrò farmi vicino all’altro e diventare presenza nella sua solitudine. Scrive Emmanuel Lévinas:
«Il dolore isola assolutamente ed è da questo isolamento assoluto che nasce l’appello all’altro, l’invocazione all’altro… Non è la molteplicità umana che crea la socialità, ma è questa relazione strana che inizia nel dolore, nel mio dolore in cui faccio appello all’altro, e nel suo dolore che mi turba, nel dolore dell’altro che non mi è indifferente… Soffrire non ha senso… ma la sofferenza per ridurre la sofferenza dell’altro è la sola giustificazione della sofferenza, è la mia più grande dignità… La compassione, cioè, etimologicamente, soffrire con l’altro, ha un senso etico. È la cosa che ha più senso nell’ordine del mondo, nell’ordine normale dell’essere» (E. Lévinas, Une éthique de la souffrance, in Souffrances. Corps et âme, épreuves partagées, Éd. Autrement, Paris 1994, pp. 133-135).
A questo proposito mi piace ricordare una testimonianza contemporanea che esprime bene quanto stiamo dicendo. Scenario: un campo allestito da “Médecins sans frontières” al confine tra Thailandia e Cambogia. Due medici, Xavier Emmanuelli e Daniel Pavard, accolgono l’arrivo di un camion carico di persone ferite da colpi di mortaio. Il compito più urgente è di valutare il più in fretta possibile chi è curabile e chi no. In modo tecnico, professionale, senza troppi coinvolgimenti emozionali: e questo proprio per il bene di chi ha ancora qualche possibilità di sopravvivere. Di fronte a una giovane donna sventrata da un colpo di mortaio la diagnosi dei due medici è immediata e identica: non c’è nulla da fare. Ma mentre Xavier passa a un altro ferito, Daniel improvvisamente salta sulla piattaforma del camion, si pone dietro la donna ferita (che non aveva mai visto prima), la avvolge protettivo con le sue braccia lasciando che il viso di lei, traversato da sudori freddi, si appoggia sul suo petto, e comincia a parlarle delicatamente (senza che lei possa comprendere una sola parola) e a carezzarle i capelli. Morirà tra le braccia di uno sconosciuto, liberata non certo dalla morte né dai dolori, ma da quella paura che accompagna cosi spesso il morente: il terrore di morire solo, abbandonato. Questa la testimonianza di Xavier Emmanuelli (X. Emmanuelli, Prélude à la symphonie du nouveau monde, Odile Jakob, Paris 1998, pp. 99-123). E questa a me sembra la più plastica e drammatica espressione della compassione.
Luciano Manicardi.  (“Il volto del sofferente”)
(continua)

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IN UNIONE CON L’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA

Offerta della giornata

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzioni mese di Maggio 2019
– Generale: Perché mediante l’impegno di tutti i membri, la Chiesa in Africa sia fermento di unità fra i popoli, segno di speranza per questo continente.
– Dei Vescovi:  Per tutte le mamme, perché come Maria, discepola esemplare, ascoltino e custodiscano nel cuore tutte le parole del Figlio di Dio.

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LAMIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA
Signore Gesù, stiamo vivendo il periodo pasquale aiutati dalla Tua Parola che, giorno per giorno, c’inserisce sempre più nella gioia della Risurrezione. La luce pasquale illumina la nostra vita, trasfigurando e dando senso profondo alla nostra sofferenza. Le cose vecchie sono passate, i nostri massi ribaltati e possiamo cantare: “Cristo mia speranza è risorto ed io con Lui”.
Signore, dopo la Tua risurrezione, conoscendo la nostra fragilità, hai voluto farci godere della Tua presenza e consolare il nostro cuore. Adesso vuoi prepararci a diffondere ai fratelli la gioia della Risurrezione. Signore in questo tempo pasquale desidero alimentare la mia preghiera, desidero, nel silenzio, lasciarti agire nel mio cuore. Signore, con Te, desidero diventare creatura nuova. Ti prego, fai crescere il mio amore per te e per i fratelli; dammi un cuore nuovo che desideri essere soltanto Tuo. Tu sei risorto, sei vivo dentro di me e questa certezza mi aiuterà a vivere la mia vita nella gioia e nella pace.

MI NETTO DAVANTI A DIO
Signore Gesù, sono qui davanti a Te, presente nell’Eucaristia. Anche se non posso sempre venire
fisicamente davanti a Te posso sempre raggiungerti con la fede. Tu superi ogni distanza per poter stare con me. Desidero adorarti, lodarti amarti, ringraziarti per tutti doni che continuamente mi offri, in modo speciale il dono dell’Eucaristia, che è cibo, forza, consolazione, ristoro nel cammino della vita. Signore sono qui con tutti miei fratelli affinché attraverso la mia gioia e testimonianza possano fare viva esperienza della Tua risurrezione. Tu sei morto risorto per ciascuno di noi e continui a dirci: “Svegliati o tu che dormi e Cristo ti illuminerà”
Signore, oggi nel mondo c’è tanto buio e tanta insicurezza, ma Tu Signore, mi ripeti: “Non temere io sono con voi per sempre e chi può essere contro di voi? Io illumino le vostre tenebre e la luce pasquale brillerà sempre sul mondo e su ognuno di voi. In ogni situazione, in ogni dolore ci sarà anche se piccola, la luce pasquale che illuminerà il vostro cammino verso la meta: la vita eterna. “

LEGGO LA PAROLA Gv. 20,11-18
11 Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!
17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

RICOSTRUISCO LA SCENA
Maria di buon mattino si reca al sepolcro. Tutta la notte ha preparato gli aromi per ricoprire Gesù. Quel corpo straziato piagato, desidera che, anche se freddo, sia onorato e maestoso. Alle prime luci dell’alba, incurante delle guardie che possano fermarla, si reca al sepolcro. Un solo pensiero nella mente: andare al sepolcro e poter rivedere il Suo Signore, respirare dell’aria dove Gesù è stato posto.
Quando trova il sepolcro vuoto corre ad avvisare Pietro e Giovanni, ma poi ritorna lì; non può e non vuole staccarsi da quel luogo. Il suo cuore non vuole allontanarsi, come se sentisse che il Signore non la abbandonerà. Tutto ciò che le rimane è il pianto e, dopo aver tanto lottato per mantenere la sua fede nella risurrezione, adesso non riesce più a pensare, ma sa solo piangere. Non riesce più a pensare alla risurrezione, ma si ferma al sepolcro vuoto. Questo è tutto ciò che vede, non fa caso ai lini piegati. Un ladro non avrebbe avuto questo accorgimento. Il dolore è troppo grande e non riflette neppure sui due messaggeri che sono dentro la tomba e che hanno qualcosa che va al di là dell’ umano.
Quanto ci accieca il dolore!

MEDITO LA SCENA
Maria dopo essere corsa ad avvisare Pietro e Giovani, del sepolcro vuoto, torna al sepolcro e sta lì in pianto. Non si da pace. Nel suo dolore l’unico pensiero è : “Hanno rubato il corpo del Maestro”. Sente di aver perso Gesù per due volte. Non si rassegna. Gesù aveva detto:” Il terzo giorno risorgerò”. Quanto è difficile mantenere la fede in un grande dolore! Gesù ci chiede questo: Credere di là di ogni dubbio e anche di ogni realtà evidente. Gesù è Dio, non può mentire e mantiene le Sue promesse: Risorgerà.
E’ Necessario credere, cercare, aspettare. “Chi cerchi?” Maria cercava un cadavere per questo non trova Gesù, ma Gesù è vivo e quindi dobbiamo modificare la ricerca. Gesù è vivo non è in una tomba è in noi nel nostro cuore e lì dobbiamo cercarlo. Se cerchiamo un morto non lo troveremo. Gesù nasconde la sua verità ai nostri occhi perché desidera essere cercato con più ardore, essere trattenuto con maggior premura. “Donna perché piangi? Chi cerchi? Colui che cerchi è in te. Stai piangendo davanti a una tomba vuota mentre io sono nel tuo cuore. Rientra in te stessa e mi troverai”.

AMO CONTEMPLO ADORO
Dove vai Maria Maddalena? Dove ti rechi con passo svelto? Arrivi al sepolcro, ma Gesù non è più lì, è risorto come aveva detto. Tu cerchi morto colui che è vivo.
Signore eccomi ai Tuoi piedi, Ti vedo risorto, non morirai più. Sei beato per l’eternità, mai più ti toccherà la sofferenza anche se, per sempre, avrai segni gloriosi della Tua passione. Signore anch’io sono beato e la beatitudine del cielo consisterà nell’amarti e nel vederti beato. Nella Tua risurrezione, nella Tua felicità infinita ed eterna Tu sei sorgenti di felicità inesauribile, una felicità che niente può togliermi. Signore che io ti cerchi continuamente nel mio cuore. Il mio cuore è il tuo sepolcro dove desideri riposare vivo in eterno. Signore ancora mi chiami per nome e la tua voce scuote il mio torpore, la mia incredulità Nessuno può riempire il mio cuore come Te, Gesù e continuo a ripeterti: “ O Cristo risorto per la gloria del Padre, fa che cominci a vivere una vita nuova”.

“O Gesù, trionfatore glorioso, rendimi partecipe della Tua passione perché lo sia della Tua risurrezione. Che io risusciti con Te, non come risuscitò Lazzaro né come risuscitarono altri per tornare di nuovo a morire, ma come risuscitasti Tu: fa che riprenda vita nuova per non morire mai più con la morte del peccato” ( L. Da Ponte).

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VITA DELLA FAMIGLIA 

Carissimi,
la nostra Associazione desidera dedicare veramente e interamente questa pagina alla “Vita della nostra famiglia”, vale a dire a quello che concretamente facciamo, secondo il nostro carisma: “Portare Gesù Eucaristia ai fratelli e i fratelli a Gesù Eucaristia”.
Questo lo facciamo già attraverso la Adorazione Eucaristica Cittadina, la visita ai Malati (MES) e l e Cellule Eucaristiche, ma desideriamo informarvi delle cose, piccole, ma che diventano occasione per testimoniare le opere di Dio.
1 – L’ADORAZIONE EUCARISTICA CITTADINA.
Ogni settimana portiamo avanti l’Adorazione Eucaristica continua da Giovedì mattina a Venerdì notte.
a) GIOVEDI’. – Iniziamo con la Messa alle 7,30. Terminata la Messa esponiamo il Santissimo. Segue l’Adorazione silenziosa.
– Alle 10,30 facciamo il Rosario comunitario. Stiamo davanti a Gesù in compagnia della Madre. Chi meglio di Lei, Madre dell’Eucaristia, può guidarci a suo Figlio e può darci i giusti sentimenti, le giuste motivazioni e finalità nel nostro “stare” con Gesù e nel dialogo con Lui?
– Il silenzio verrà di nuovo interrotto alle 15,00 per onorare il Cuore Misericordioso di Gesù con la Coroncina della Divina Misericordia, e affidare a Lui la nostra vita e quella di ogni uomo che è sulla terra.
– Alle 17,00 facciamo un’ora di Adorazione guidata,prendendo in genere il Vangelo o la prima lettura del giorno che la Chiesa propone ai fedeli sparsi nel mondo intero. Anche questo è un mezzo per trovarci tutti insieme, come Corpo Mistico, ai piedi di Gesù per ascoltarlo e seguirlo, lasciandoci guidare da Lui.
– Alle 20,30 preghiamo cantando i Vespri, la preghiera suggerita dalla Chiesa ad ogni fedele.
– Alle 21,00 celebriamo ancora una S. Messa. Perché a quest’ora? Il nostro intento è quello di dare la possibilità a quanti, per lavoro o per altri motivi, non hanno potuto partecipare ad una Messa durante il giorno, ma ne sentono la necessità.
Se la Messa è ottima al mattino per mettere nel calice le fatiche del giorno, le gioie e le sofferenze della Chiesa e del mondo, altrettanto utile è la Messa al termine della giornata per offrire tutto e ringraziare il Signore per quanto da Lui abbiamo ricevuto.
Dopo la Messa molti si fermano anche a lungo e restano in adorazione in quel clima di grande silenzio che favorisce la preghiera.

Dalle ore 22,00 in poi, per tutta la notte fino alle 7,00 del mattino, si avvicendano coloro che hanno dato la disponibilità a turni di 2 ore.
A quelli di turno, molto sovente si uniscono anche altri che, attratti da Gesù, sentono il bisogno di restare anche tutta la notte a vegliare con Lui.
Un’esperienza, quella dell’Adorazione notturna, molto profonda, che lascia il segno!