La santa inquietudine per il Vangelo è la sola inquietudine che dà pace.

 CELLULA OTTOBRE 2018      La santa inquietudine per il Vangelo è la sola inquietudine che dà pace.
     In questo episodio Giovanni e gli altri discepoli manifestano un atteggiamento di chiusura perché non rientra nei loro schemi. Invece Gesù appare molto libero, pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio, che nella sua azione non è limitato da alcun confine e da alcun recinto.
       Gesù vuole educare i suoi discepoli, e anche noi oggi, a questa libertà interiore.

I) DISPONIAMOCI ALLA PREGHIERA

– PREGHIERA DELLA CELLULA

– METTIAMOCI ALLA PRESENZA DI DIO Signore, donaci un cuore e una mente universali fondati sull’unità della tua Chiesa. Poiché hai voluto costituire in una sola unità tutta la comunità umana, sviluppa in noi una coscienza mondiale. Tu ci chiedi di sviluppare in noi lo spirito di collaborazione.

(In silenzio creiamo un’atmosfera interiore di intimità con Gesù presente nell’Eucaristia)

– INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO Spirito Santo, degnati di custodire nella più assoluta purezza l’amore che ci ispiri. Mantieni la nostra carità sulla linea di un’intenzione retta che vuole semplicemente amare e sacrificarsi. (In silenzio invochiamo lo Spirito su di noi e sui fratelli)

II – ASCOLTIAMO E PREGHIAMO LA PAROLA

1 – Un uomo scacciava i demoni nel nome di Gesù, e perciò volevano proibirglielo’

Il Vangelo (Marco 38-43) ci presenta un particolare molto istruttivo della vita di Gesù con i suoi discepoli. Questi avevano visto che un uomo scacciava i demoni nel nome di Gesù, e perciò volevano proibirglielo.

Giovanni, con l’entusiasmo zelante tipico dei giovani, riferisce la cosa al Maestro cercando il suo appoggio; ma Gesù, al contrario, risponde: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

In questo episodio Giovanni e gli altri discepoli manifestano un atteggiamento di chiusura perché non rientra nei loro schemi. Invece Gesù appare molto libero, pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio, che nella sua azione non è limitato da alcun confine e da alcun recinto. Gesù vuole educare i suoi discepoli, e anche noi oggi, a questa libertà interiore.

Adoriamo in silenzio!

2 – La paura della concorrenza. La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per “attrazione”.

Ci fa bene riflettere su questo episodio. L’atteggiamento dei discepoli di Gesù è molto umano, molto comune, e lo possiamo riscontrare nelle comunità cristiane di tutti i tempi, probabilmente anche in noi stessi. In buona fede, anzi si vorrebbe proteggere l’autenticità di una certa esperienza, tutelando il fondatore o il leader dai falsi imitatori. Ma al tempo stesso c’è come il timore della “concorrenza” e questo è brutto: che qualcuno possa sottrarre nuovi seguaci, e allora non si riesce ad apprezzare il bene che gli altri fanno: non va bene perché “non è dei nostri”, si dice. E’ una forma di autoreferenzialità. Anzi, qui c’è la radice del proselitismo. E la Chiesa – diceva Papa Benedetto – non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, cioè cresce per la testimonianza data agli altri con la forza dello Spirito Santo.

Adoriamo in silenzio!

3 – Gesù ci invita ad aprire il cuore per poter riconoscere la sua presenza e l’azione di Dio dovunque si manifesti. La grande libertà di Dio nel donarsi a noi costituisce una sfida e una esortazione a modificare i nostri atteggiamenti e i nostri rapporti. È l’invito che ci rivolge Gesù oggi. Egli ci chiama a non pensare secondo le categorie di “amico/nemico”, “noi/loro”, “chi è dentro/chi è fuori”, “mio/tuo”, ma ad andare oltre, ad aprire il cuore per potere riconoscere la sua presenza e l’azione di Dio anche in ambiti insoliti e imprevedibili e in persone che non fanno parte della nostra cerchia. Si tratta di essere attenti più alla genuinità del bene, del bello e del vero che viene compiuto, che non al nome e alla provenienza di chi lo compie. E – come ci suggerisce la restante parte del Vangelo di oggi – invece di giudicare gli altri, dobbiamo esaminare noi stessi, e “tagliare” senza compromessi tutto ciò che può scandalizzare le persone più deboli nella fede.

Adoriamo in silenzio!

1 – PADRE NOSTRO

2 CHINIAMO IL CAPO E ACCOGLIAMO LA BENEDIZIONE DI GESÙ’

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PENSIERO SPIRITUALE

Ottobre Missionario! Accogliamo questi stralci dalle parole di Papa Francesco per porre basi buone alla nostra vocazione missionaria.

A Ottobre, in molti Paesi riprendono le varie attività ecclesiali dopo la pausa estiva, e la Chiesa ci invita ad imparare da Maria, mediante la preghiera del Santo Rosario, a contemplare il progetto d’amore del Padre sull’umanità, per amarla come Lui la ama. Non è forse questo anche il senso della missione?

Il Padre, infatti, ci chiama ad essere figli amati nel suo Figlio, l’Amato, e a riconoscerci tutti fratelli in Lui, Dono di Salvezza per l’umanità divisa dalla discordia e dal peccato, e Rivelatore del vero volto di quel Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).

“Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21), è la richiesta che, nel Vangelo di Giovanni, alcuni Greci presentano all’apostolo Filippo. Essa ci ricorda l’impegno e il compito dell’annuncio evangelico spetti all’intera Chiesa, “missionaria per sua natura” (Ad gentes, 2), .

Come i pellegrini greci di duemila anni fa, anche gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti non solo di “parlare” di Gesù, ma di “far vedere” Gesù, far risplendere il Volto del Redentore in ogni angolo della terra.

Queste considerazioni rimandano al mandato missionario che hanno ricevuto tutti i battezzati e l’intera Chiesa, ma che non può realizzarsi in maniera credibile senza una profonda conversione personale, comunitaria e pastorale.

Cristo, che, nell’annuncio della Chiesa, raggiunge gli uomini e crea comunione con Lui stesso e quindi con il Padre e lo Spirito Santo (cfr 1Gv 1,3). Il Cristo stabilisce la nuova relazione tra l’uomo e Dio.
La Chiesa diventa “comunione” a partire dall’Eucaristia, in cui Cristo, presente nel pane e nel vino, con il suo sacrificio di amore edifica la Chiesa come suo corpo, unendoci al Dio uno e trino e fra di noi (cfr 1Cor 10,16ss).
Come il “sì” di Maria, ogni generosa risposta della Comunità ecclesiale all’invito divino all’amore dei fratelli susciterà una nuova maternità apostolica ed ecclesiale (cfr Gal 4,4.19.26), che lasciandosi sorprendere dal mistero di Dio amore, il quale “quando venne la pienezza del tempo… mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4), donerà fiducia e audacia a nuovi apostoli.
Tale risposta renderà tutti i credenti capaci di essere “lieti nella speranza” (Rm 12,12) nel realizzare il progetto di Dio, che vuole “la costituzione di tutto il genere umano nell’unico popolo di Dio, la sua riunione nell’unico corpo di Cristo, la sua edificazione nell’unico tempio dello Spirito Santo” (Ad gentes). (Papa Francesco)

GESU’ E MARIA BENEDICANO VOI E LE VOSTRE FAMIGLIE