La visita ai malati

          
MES Dicembre 2018
1 – Cristo è il nostro perfetto modello  di amore compassionevole per i poveri
2 – La Tenerezza del Cuore di Cristo per i poveri
3- L’intento principale di Cristo fu di lavorare per i poveri.

LA VISITA AI MALATI NELLA BIBBIA
I Salmi
Il Salterio presenta spesso preghiere di malati. In particolare, ci pone di fronte al problema dei “nemici del malato”. Il Salmo che più da vicino ci interessa è il Sal 41, che parla di persone che vanno a visitare un malato e della reazione del malato di fronte ai visitatori.
Il Salmo inizia proclamando la beatitudine di colui che si prende cura del malato: il Signore lo proteggerà quando quegli a sua volta si troverà nel bisogno e nella malattia:
«Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore; gli darai sollievo nella sua malattia» (Sal 41,4).
Il v. 4b, incerto testualmente, potrebbe anche essere inteso: «Gli rifai il letto in cui egli languisce», il che presenterebbe la sorprendente immagine di un Dio che accudisce il malato come un infermiere. Tuttavia il testo è oscuro e molti sono i tentativi di correzione: «Sul suo letto lo fortifica nella malattia» (B. Duhm); «Tutta la sua sofferenza tu la cambi in forza» (H. Gunkel); e infine, liberamente: «Il suo letto d’agonia, tu lo hai trasfigurato» (M. Mannati) [1].
Nei vv. 5-10 si trova il lamento del malato circa i conoscenti e i visitatori che lo vengono a trovare, ma che egli sente come suoi nemici. Infine, nei vv. 11-13, ci sono le parole di supplica e di speranza nel Signore da parte del malato e le sue richieste contro i nemici. Il v. 14 costituisce la dossologia conclusiva del I libro dei Salmi (Sal 1-41) e non fa parte del corpo originario del Salmo.
Secondo Sal 41,6-10 i nemici del malato sono coloro che ritengono mortale la sua malattia, che già condannano e non lasciano speranza a colui che sta lottando; sono coloro che attendono solo la fine del malato:
«Chi viene a visitarmi dice parole false, raccoglie cattiverie nel suo cuore e, uscito, sparla nelle piazze.
Contro di me mormorano i miei nemici:“L’ha colpito un male incurabile, non si alzerà più dal letto in cui giace”» (Sal 41,6-9).
Agli occhi del malato essi dicono il falso: forse si tratta delle parole di circostanza, inconsistenti, vuote, permeate da falso ottimismo, vacuamente rassicuranti che pronunciano davanti a lui, quando lo vanno a trovare, mentre fuori, nelle piazze, con le altre persone dicono tutt’altro circa la situazione del malato. O almeno il malato intuisce, sospetta questa doppiezza. Il malato si sente oggetto di discorso, in balia di altri: il suo dolore e il suo dramma restano estranei agli altri.
Esperienza frequente del Salmista è che, nella malattia, vicini e conoscenti si fanno lontani (Sal 38,12: «Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a distanza»).
Il malato invece abbisogna di compassione (Sal 35,13: «Io, quand’erano malati, vestivo di sacco, mi affliggevo col digiuno, riecheggiava nel mio petto la mia preghiera») e di intelligenza da parte di chi lo visita (il testo ebraico di Sal 41,2 può essere tradotto: «Beato chi ha intelligenza [o: chi discerne] del povero [o: debole]»).
Infatti, il declino delle forze, l’impotenza, la distanza incolmabile fra il malato e i sani, può produrre in lui la tentazione di rendere gli altri responsabili del suo male. E nella malattia si manifestano le alterazioni psichiche, gli squilibri, le turbe che accompagnano il malato nel suo calvario e che inficiano i rapporti con il suo ambiente.
(Luciano Manicardi)
(continua)

IN UNIONE CON L’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
Offerta della giornata
Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.
Intenzioni mese di Dicembre 2018
Generale: “Perché le persone impegnate nel servizio della trasmissione della fede trovino un linguaggio adatto all’oggi, nel dialogo con le culture” dei Vescovi
– Dei Vescovi “Perché i minori vittime della malvagità degli uomini e dei tempi, liberati da ogni forma di violenza, trovino sempre aiuto e protezione”

LA MIA ORA CON GESU’
MI PREPARO ALLA PREGHIERA
Signore Gesù, quanto sei buono e paziente con noi! Non ti stanchi mai di cercarci e, sempre, scendi fra noi per farci sentire la Tua misericordia. Siamo tanto disorientati, facciamo fatica a vedere i doni che ci elargisci con abbondanza e,  per questo Ti diciamo ancora: “Vieni Signore Gesù”.
Tu ascolti la nostra preghiera e con semplicità e povertà vieni in Mezzo a noi.
Ci chiedi di accoglierti con umiltà e ci offri un nuovo tempo: “l’Avvento” affinché viviamo questo periodo di attesa nella vigilanza, nella speranza certi che darai nuova forza alla nostra debolezza.
Signore, mi metto in cammino con tutta la chiesa verso Betlemme, dove Tu ci aspetti, in una piccola culla, povera ma piena di tanto amore, del Tuo amore e di quello di Maria e Giuseppe.
ALLA PRESENZA DI DIO
Signore Gesù, mi prostro davanti a Te, presente nell’Eucaristia con tutta l’umanità che invoca pace e amore.
Ancora una volta gli angeli annunceranno la pace, ma ci chiedono, anche, di preparare il nostro cuore ad accoglierla.
Tu, re della pace, desideri vedere tutti i Tuoi figli vivere nella gioia ,nell’amore  e ci chiedi di fare anche noi gesti di pace affinché si espanda in tutto il mondo.
In questo tempo di avvento desidero impegnarmi a costruire momenti e situazioni di pace nella mia vita quotidiana.
Aiutami a vincere il mio egoismo, la mia chiusura per aprire il mio cuore al mondo intero. In questo tempo favorevole Tu ci offri grazie speciali e, per questo, dobbiamo essere pronti, disponibili, con un’attesa orante e vigilante.
Signore insegnaci Tu a pregare.
LEGGO LA PAROLA  DI DIO
1 Tess. 5.16-24
16 State sempre lieti, 17 pregate incessantemente, 18 in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 19 Non spegnete lo Spirito, 20 non disprezzate le profezie; 21 esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. 22 Astenetevi da ogni specie di male.
23 Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24 Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!
RICOSTRUISCO LA SCENA
S. Paolo, in questo brano, ci indica come prepararci all’arrivo del  Signore. Il tempo dell’attesa non può essere vissuto con tristezza, ma con gioia. Colui che il Padre ha promesso, ancora una volta, scenderà in mezzo a noi  e ci chiede di attenderlo con letizia, nella preghiera, nel ringraziamento per quante nuove grazie ci darà,  con abbondanza.
Dobbiamo rientrare in noi stessi, sviluppare il bene che è dentro di noi ed eliminare il male. Signore libera il nostro cuore dalla paura, da tutto ciò che t’impedisce di prendere dimora dentro di noi.
Fa che guardiamo la nostra vita come Maria che tutto leggeva con lo sguardo di Dio. Dacci il dono dello Spirito Santo affinché invada nell’intimo il nostro cuore per fare spazio solo a Te e alla Tua volontà.
MEDITO LA SCENA
Avvento. Tempo di attesa, vigilanza conversione. Signore, in questo tempo favorevole, m’inviti a togliere  quanto m’impedisce di correre verso Te e di fare un cammino di conversione. Conversione come?
Soprattutto verso la gioia perché ci prepariamo all’incontro con Te. Siamo chiamati a vivere la gioia, che non  è entusiasmo esteriore, momentaneo, ma è la gioia che ci viene da Te, qualcosa che apre il nostro cuore alla speranza.  Gesù, Tu verrai e cambierai i nostri cuori.  cambierai la storia del mondo, perchè Tu desideri solo la nostra felicità. Siamo nelle Tue mani e tutto coopera al bene di coloro che Tu ami.
Solo Tu Signore puoi salvare tutta l’umanità solo Tu ci aprirai una strada pura… la via santa che ci condurrà non alla Gerusalemme terrena, ma a una  meta più alta: la santità.
AMO, CONTEMPLO, ADORO
L’ angelo dice a Maria: “ Rallegrati” Questo invito è anche per noi: “Rallegrati” Siamo chiamati alla gioia perché Dio è gioia e desidera che siamo felici.
Chi può darci la vera gioia? L’angelo  ci dice: “ Preparati a ricevere Gesù che viene. Sii gioioso e porta la tua luce ai fratelli”.
La gioia nasce dalla speranza che il Signore mette nel nostro cuore, speranza che il Signore asciugherà ogni lacrima e tutto il dolore si trasformerà in gioia. Questo è certo perché Gesù ce l’ha promesso e Gesù e fedele.
Apriamo il nostro cuore a Dio che dice: “ Siate sempre lieti”. Questa è la volontà di Dio: che siamo sempre lieti in tutte le circostanze della vita.
Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? Anche il dolore ci farà sollevare lo sguardo verso Dio e leggerlo con i suoi occhi: ”Non temere tutto passa resta ciò che hai seminato con amore”.
Ci sarà la pace anche se non possiamo vederla totalmente realizzata.
Gesù ci  darà la pace e gli angeli canteranno ancora  con forza : “Pace agli uomini che Dio ama”.
Lasciamoci coinvolgere dall’invito dell’Angelo: “Andate a Betlemme troverete un bimbo avvolto in fasce e deposto su una mangiatoia” .
Andiamo con fede e sapremo scoprire in quel Bambino il nostro Dio che ci ha tanto amato e che non ha rifiutato di annullarsi per la nostra salvezza.
“Spogliati Gerusalemme, della tua veste di lutto e di afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre…perché Dio ricondurrà Israele con gioia sotto la luce della sua maestà con la misericordia e la giustizia che vengono da lui. “
Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave,
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LA VISITA AI MALATI (S. Vincenzo de’ Paoli)
CRISTO E’ IL NOSTRO PERFETTO MODELLO DI AMORE COMPASSIONEVOLE PER I POVERI
1 – La Tenerezza del Cuore di Cristo per i poveri
Il Figlio di Dio, non potendo avere sentimenti di compassione nello stato di gloria che possiede da tutta l’eternità in cielo volle farsi uomo e divenire nostro Pontefice per compatire le nostre miserie.
Ah! quanto era tenero il Figlio di Dio! Ben diversamente da coloro che non hanno alcuna compassione per il dolore degli afflitti e per i patimenti dei poveri. Lo chiamano a vedere Lazzaro; Egli va; la Maddalena si alza e Gli muove incontro piangendo; gli ebrei la seguono e piangono anch’essi; tutti cominciano a piangere. Che fa Nostro Signore? Piange con loro, talmente è tenero e compassionevole.
Quanto affetto dimostrò ai fanciulli, sino a prenderli tra le sue braccia e benedirli con le sue mani! Se Nostro Signore vivesse ancora fra gli uomini, e vedesse bambini abbandonati dal padre e dalla madie, credete che Egli li abbandonerebbe? Lui che ha detto che se la madre giungesse a dimenticare il suo figlioletto, Egli non lo dimenticherà mai.
2- L’intento principale di Cristo fu di lavorare per i poveri.
L’intento principale di Nostro Signore fu di lavorare per i poveri; andava dagli altri soltanto cammin facendo.
Se si fosse domandato al Signore: “Che cosa siete venuto a fare sulla terra, avrebbe risposto: “Ad assistere i poveri veri”. (E che altro?”. “Assistere i poveri”. Difatti, in sua compagnia non aveva che poveri e si occupava molto poco delle città, conversando quasi sempre con i campagnoli e istruendoli.
E’ onorare Nostro Signore cercare di entrare nei suoi sentimenti, stimarli, fare quel che ha fatto Lui ed eseguire ciò che Lui ha ordinato.
Ora, l’affetto più grande del suo cuore è stato la cura dei poveri, per guarirli, consolarli, soccorrerli, e raccomandarli al soccorso altrui. Era questa tutta la sua affezione.
E Lui stesso ha voluto nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene e il male che noi faremo ad essi, lo riterrà fatto alla sua persona divina,
Quale amore più tenero poteva testimoniare per i poveri? E che amore potremo avere per Lui se non amiamo quello che Egli ha amato? Perciò è amarlo nel giusto modo l’amare i poveri; è ben servirlo, il servire bene i poveri, ed è onorarlo come si conviene, l’imitarlo in questo.
Ciò posto, qual motivo non abbiamo noi di animarci alla continuazione di queste buone opere, e di dire, fin da questo momento, dal profondo del nostro cuore: “Sì, mi dono a Dio per avere cura dei poveri e per essere fedele agli esercizi di carità verso di loro; li assisterò, li amerò, mi preoccuperò di essi, e, ad esempio di Gesù, amerò quelli che li consolano, e porterò rispetto a coloro che li visitano e recano loro sollievo”.
Ora, se questo buon Salvatore si ritiene onorato per questa imitazione, quanto più dobbiamo esserlo noi di renderci in questo simili a Lui!