Mio Dio, a te io voglio ancora gridare!

PREGHIERA PER IL 4 AGOSTO 2020              

Pregando i Salmi, ne incontriamo tanti nei quali l’uomo esprime tutta la sua angoscia, i suoi lamenti per le tristi condizioni concrete in cui viene a trovarsi.

    Questo ci serve per tenere presente il fatto che tra di noi uomini ci sono situazioni del genere. Ci sono malati incurabili, in preda allo sconforto e alla disperazione che, nella loro solitudine, gridano la loro angoscia.

Ciò che colpisce è che, nonostante la sua tremenda situazione,  l’uomo non cessa di aggrapparsi a Dio. E lo fa, pregando … nella notte!

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I    DISPONIAMOCI ALLA PREGHIERA:

  • Mettendoci alla presenza di Dio   (In silenzio creiamo un’atmosfera interiore di intimità con Dio)
  • Invochiamo lo Spirito Santo   (Autore della nostra Comunione con Gesù e con i nostri fratelli) restando un po’ in silenzio.

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  Preghiamo     Signore Gesù Cristo, primogenito fra i morti, che hai voluto subire la nostra morte e conoscere la solitudine delle tenebre, ma giunto agli inferi   ne hai spalancato le porte: rendici liberi con la tua Risurrezione: e ricorderemo il  tuo amore con tutti quelli che vivono, e con i tuoi santi ricorderemo per sempre i tuoi prodigi.  Amen.

 

II – ASCOLTIAMO LA PAROLA   (Salmo 87)      

2 Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e notte.
3 Giunga fino a te la mia preghiera, tendi l’orecchio al mio lamento.
4 Io sono colmo di sventure, la mia vita è vicina alla tomba.
5 Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,
sono come un morto ormai privo di forza.
6 È tra i morti il mio giaciglio, sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo e che la tua mano ha abbandonato.
7 Mi hai gettato nella fossa profonda, nelle tenebre e nell’ombra di morte.
8 Pesa su di me il tuo sdegno e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.
9 Hai allontanato da me i miei compagni, mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo;
10 si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani.
11 Compi forse prodigi per i morti? O sorgono le ombre a darti lode?
12 Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro, la tua fedeltà negli inferi?
13 Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi, la tua giustizia nel paese dell’oblio?
14 Ma io a te, Signore, grido aiuto, e al mattino giunge a te la mia preghiera.
15 Perché, Signore, mi respingi, perché mi nascondi il tuo volto?
16 Sono infelice e morente dall’infanzia, sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.
17 Sopra di me è passata la tua ira, i tuoi spaventi mi hanno annientato,
18 mi circondano come acqua tutto il giorno, tutti insieme mi avvolgono.
19 Hai allontanato da me amici e conoscenti, mi sono compagne solo le tenebre.

 

(Fermiamoci e meditiamo questa Parola che abbiamo letto)

 

III – Breve riflessione   

Ci avviamo inevitabilmente alla morte, e fiaccati da tanti mali della vita, scendiamo verso la solitudine della tomba. È’ il prezzo del peccato: Gesù, con la sua morte lo ha voluto pagare per noi. Scendendo agli inferi Egli ha spezzato le porte del regno dei morti. Davanti all’angoscia di una vita che finisce, la nostra preghiera sia, per il cuore di Cristo, un appello alla Risurrezione.

Pregando i Salmi, ne incontriamo tanti nei quali l’uomo esprime tutta la sua angoscia, i suoi lamenti per le tristi condizioni concrete in cui viene a trovarsi; ma sempre, almeno nell’ultimo versetto  del Salmo esprimiamo un grido di speranza in Dio misericordioso e pietoso verso le sue creature. Il Salmo 87 invece è privo di questo raggio di luce e di apertura ad un lieto fine.

E’ importante, ed è una grazia che ci sia una simile preghiera nella Parola di Dio: questo ci serve per tenere presente il fatto che tra di noi uomini ci sono situazioni del genere. Ci sono malati incurabili, in preda allo sconforto e alla disperazione che, nella loro solitudine, gridano la loro angoscia.

Pochi riescono a sfuggire, un giorno o l’altro, a ciò che è qui descritto. Tristezza, terrore, malattia, prospettive di morte, abissi, solitudine …

E l’orante non chiede aiuto, compassione, pietà …, come in altri Salmi. Non si rivolge al Dio Creatore, al Dio Padre, al Dio che tutto può: “Guariscimi … salvami … fa’ che io viva …” Niente! Si limita a gridare la sua pena, a descriverla, a esporre la sua tragica sorte: tutto questo parla da sé!

Ciò che colpisce è che, nonostante la sua tremenda situazione, quest’uomo non cessa di aggrapparsi a Dio. E lo fa, pregando … nella notte!

Il suo primo grido, la sua prima preghiera che vediamo già nella prima riga del Salmo, esprime il vero senso della sua preghiera: “Signore, Dio della mia salvezza, davanti a Te grido giorno e notte!”

Il Salmo ci dice chiaramente che colui che grida il suo dolore e implora il Signore non è poi così solo come sembra: Dio lo ascolta ed è con lui!

Una bellissima immagine di Gesù: “Con grido e lacrime supplicò chi poteva salvarlo da morte” (Ebrei 5,7-9).

Una bella lezione per noi quando siamo schiacciati dal dolore!

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Ora mettiamoci nella disposizione interiore di Preghiera e chiediamo allo Spirito che ci                                    introduca nella Contemplazione)                                    ———————————–

IV – Preghiamo –  Padre di ogni clemenza, guarda al tuo popolo che nell’angoscia innalza suppliche e grida: donaci un cuore forte e rinnovato e ci sostenga il tuo Spirito nella fatica di spingerci sempre più al largo.   Amen.

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  Concludiamo la preghiera facendo la COMUNIONE SPIRITUALE

– Invochiamo la Benedizione del Signore e di Maria