“Gaudete et exultate”: 1: la santità nella vita ordinaria

MES MAGGIO 2018

Francesco invita a non scoraggiarsi di fronte a «modelli di santità che appaiono irraggiungibili», perché dobbiamo seguire la «via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi».

Il Papa ricorda che la santità «andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santi

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NON ABBIATE PAURA DELLA SANTITA’      

Basta avere paura della santità o provarne soggezione: tutti i cristiani sono chiamati alla santità e questo significa che la santità è una cosa normale, alla portata di tutti. Con queste parole Padre Cantalamessa, durante la predica di Avvento al Papa e alla Curia ha voluto porre all’attenzione del Pontefice un modo erroneo di vedere la santità come un qualcosa di idealizzato e lontano dall’esperienza comune dell’uomo.

Facendo un esempio molto semplice, Cantalamessa ha detto che “i santi sono un po’ come i fiori: non ci sono solo quelli che vengono messi sull’altare. – ha commentato il predicatore – Quanti di essi sbocciano e muoiono nascosti, dopo aver profumato silenziosamente l’aria intorno a loro! Quanti di questi fiori nascosti nascono e sbocciano continuamente nella Chiesa!“.

Domandiamoci dunque: perché nell’immaginario cristiano la santità viene vista come un qualcosa di irraggiungibile, per pochi? Sostanzialmente a causa di certe “rappresentazioni errate”, di una sbagliata impostazione di fondo che è stata data nell’arco dei secoli alla santità, la quale ha finito coll’indicare solamente i santi canonizzati sugli altari, dimenticando tutti quei casi di santità quotidiana che sono la normalità della vita del cristiano.

La santità non è una imposizione da temere, ma la chiamata più normale per coloro che sono creati a immagine di Dio: è vero che “la santità può comportare fenomeni e prove straordinari – ha detto il religioso francescano – ma non si identifica con queste cose”: “se tutti sono chiamati alla santità, è perché, intesa rettamente, essa è alla portata di tutti, fa parte della normalità della vita cristiana”.

“La santità non è un lusso, non una imposizione, un onere – ha concluso Cantalamessa – è un privilegio, è un dono, è un onore sommo… Se dunque noi siamo “chiamati ad essere santi”, se la nostra vocazione è questa, allora saremo persone vere, riuscite, nella misura in cui saremo santi. Diversamente, siamo dei falliti. Il contrario di santo non è peccatore, ma fallito!“.


 

II – LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA

Signore Gesù, stiamo vivendo il periodo pasquale nella gioia per la Tua risurrezione. Con la Tua risurrezione hai iniziato una nuova creazione e le cose vecchie sono passate. Da servi siamo diventati figli.
La luce pasquale dà un senso profondo alle mie sofferenze perché le unisco alle Tue. Dopo la Tua risurrezione sei rimasto quaranta giorni sulla terra per aiutare i Tuoi discepoli a ritrovare la fede, che nella Tua passione, avevano quasi smarrito.
Avevano ancora bisogno di Te, del Tuo aiuto e per questo, non hai voluto lasciarli soli, ma hai promesso che avresti mandato il Tuo Spirito.
Lo spirito Santo sarà la loro guida, rivelerà la verità tutta intera e li fortificherà per la Tua missione. Signore oggi vuoi preparare anche me a ricevere questo grande dono e il luogo privilegiato per accoglierlo è la preghiera, come Maria e i discepoli nel cenacolo. Insegnami ad ascoltare umilmente la Tua parola e farla fruttificare

MI METTO ALLA PRESENZA DI DIO
Signore Gesù, mi prostro davanti a Te, presente nell’Eucaristia. Grazie per questo dono!
Salendo al Padre non ci hai lasciato soli ma sei rimasto con noi per sempre. Sono qui con tutti i miei fratelli per ricevere una nuova effusione dello Spirito Santo con tutti i Suoi doni.
Ti chiedo di unirci come famiglia soprattutto alla mensa dell’Eucaristia. Signore Tu conosci la mia debolezza, la mia povertà, ma, come nei discepoli, Tu fai cose grandi in chi riconosce la sua debolezza. Ci chiedi di abbandonarci totalmente alla Tua volontà e Tu compirai in noi le Tue meraviglie. Ti ringrazio per la fiducia che riponi in me e, anche se poveramente, desidero offrirti la mia vita ripiena del Tuo Spirito per lavorare nella Tua vigna.

LEGGO LA PAROLA Gv.16,12-15

12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.

 

RICOSTRUISCO LA SCENA

Il testo comprende la quinta promessa sulla missione dello Spirito: maestro interiore e guida alla pienezza della verità.
Gesù vorrebbe rivelare altre cose, ma per ora, non sono in grado di comprendere. Neppure dopo la risurrezione comprendono, ma rimangono chiusi nel cenacolo paurosi, spesso scambiano Gesù per un fantasma. Rimangono però in preghiera in attesa della promessa di Gesù: l’invio dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo inaugura un periodo nuovo della conoscenza e li libera dalle loro paure.
Lo Spirito Santo li guiderà alla comprensione della parola di Gesù; farà vedere la realtà di Dio e degli uomini come il Padre e il Figlio la vedono. Farà conoscere in modo vero le vicende del mondo della storia nella prospettiva dalla novità iniziata dalla morte e dalla risurrezione di Cristo.
Lo Spirito Santo permetterà ai discepoli di comprendere le cose di Dio, come sono state rivelate da Gesù, perché possano camminare nella storia con la mente di Dio, con il Suo modo di vedere, giudicare, sentire e agire.

 

MEDITO LA SCENA

Gesù ha promesso: “Non vi lascerò orfani, manderò lo Spirito che v’infonderà coraggio e vi renderà miei testimoni”. Il Signore mantiene le Sue promesse e il giorno di Pentecoste, mentre
Gerusalemme è affollata di tanti pellegrini, lo Spirito Santo scende sugli apostoli e li trasforma; da uomini paurosi, ignoranti, incapaci di farsi capire diventano coraggiosi e, forti della sapienza di Dio, annunciano Gesù senza paura. Tutti possono capirli ed essi vanno gioiosi e lieti a predicare Gesù morto e risorto e a battezzare, anche se questo porterà loro molte persecuzioni.
Gesù ha instaurato la nuova ed eterna alleanza. Quale gioia! Quale entusiasmo! Quante conversioni! La torre di Babele aveva disperso gli uomini, Lo Spirito Santo li riunisce. Il dono dello Spirito Santo sarà soprattutto l’amore che fa nascere la gioia in quanti hanno sentito Pietro predicare.
Queste persone accettano Gesù come loro re e Signore.

 

AMO – CONTEMPLO – ADORO

Signore Gesù, grazie per il dono dello Spirito Santo. Tu hai visto la nostra fragilità e hai voluto darci forza, entusiasmo coraggio per portare e testimoniare la Tua Parola.
Continuamente ci mandi il Tuo Spirito affinché possiamo lavorare nella Tua vigna per realizzare il Tuo regno su tutta la terra, Lo Spirito vuole eliminare tutte le discordie, separazioni, tutte le barriere e desidera farci diventare un unico gregge sotto un solo Pastore: Te, Gesù.
Lo Spirito Santo ci, da forza luce, ci abilita a vivere il nostro martirio quotidiano che ci porta alla santità. Noi possiamo cambiare il mondo soprattutto con le nostre piccole azioni, sofferenze, impegni, trasformati dallo Spirito Santo. Lo Spirito Santo soffia ancora oggi su tutti noi e aleggia sulle acque tumultuose della vita, fa cose nuove e sante.
Tanti lupi cercheranno di distruggere la Chiesa di Gesù, ma lo Spirito veglierà su di essa ed eliminerà tutti i pericoli dando frutti d’amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà fedeltà, mitezza, dominio di sé umiltà. Se ci lasciamo guidare dallo Spirito avremo già vinto e potremo realizzare il Progetto del Padre.

“O Spirito, Padre dei poveri, vieni. Tu, luce fluente e radiosa, invocato ospite dei cuori, le pene segrete consola. Nella nostra fatica ristoro, nell’arduo cammino vigore, a noi dona grazia e perdono. Tu balsamo che ogni piaga risana , Il Tuo fuoco d’amore riscaldi il cuore di tutti i credenti e di sobria ebbrezza rallegri quanti invocano i santi Tuoi doni. Vieni o Spirito inviato dal Padre, nel bel nome del Figlio diletto. Rendi una e santa la Chiesa per le nozze eterne del Cielo.”

 

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Papa.

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III – SINTESI   DELL’ESORTAZIONE “GAUDETE  ET  EXULTATE”   

La “classe media della santità
Nel primo capitolo il Papa invita a non pensare solo ai santi «già beatificati o canonizzati» e ricorda che «non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato…». (6) «Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere… Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, “la classe media della santità”». (7)

Possibilità per tutti
Francesco invita a non scoraggiarsi di fronte a «modelli di santità che appaiono irraggiungibili», perché dobbiamo seguire la «via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi». (11). Il Papa spiega che ci sono anche «stili femminili di santità» (12) e ribadisce che per essere santi «non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno». (14)

La santità dei piccoli gesti
Il Papa ricorda che la santità «andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica…». (16) «Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita». (24)
L’impegno nel mondo non è “distrazione
Il Papa scrive che «non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro… ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio» (26). A volte «abbiamo la tentazione di relegare la dedizione pastorale e l’impegno nel mondo a un posto secondario, come se fossero “distrazioni” nel cammino della santificazione» (27). Questo però non implica «disprezzare i momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio». Anche perché oggi «le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio» (29). L’invito è a «non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia» (32).