ADORAZIONE EUCARISTICA L'Adorazione è l'atto più alto di una creatura umana

Aprile 25, 2019

Veglia Giovedì – Venerdì Santo

Filed under: Cellule 2019 — admin @ 9:58 am

        I° – GIOVEDÌ SANTO

–  Mettiamoci alla presenza di Dio:         O Gesù, Sacerdote vero ed eterno, tu hai voluto istituire, nell’ultima cena con i tuoi Apostoli, il Sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue come sacrificio perenne, e hai comandato alla tua Chiesa di perpetuare l’offerta in tua memoria.

II tuo Corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il tuo Sangue per noi versato è nostra bevanda e ci lava da ogni colpa.

Noi ti preghiamo che questo grande mistero nutra e santifichi sempre i tuoi fedeli, perché una sola fede li illumini e una sola carità li riunisca su tutta la terra. Che ci accostiamo sempre con fede e con amore alla mensa di questo grande sacramento, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi in immagini della tua gloria.

–  Invochiamo lo Spirito Santo  (Vieni Santo Spirito)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA (Gv. 13, 1-15)

1 – Riviviamo oggi l’Ultima cena del Signore Gesù. Entriamo con gli Apostoli nel cenacolo accuratamente preparato e ci disponiamo a ricevere gli ultimi doni di colui ci ama, ad ascoltare le sue ultime confidenze, a guardare i suoi ultimi gesti, a riempirci gli occhi e il cuore della sua presenza in mezzo a noi. Nel Vangelo à Giovanni lo vediamo umilmente chino ai nostri piedi nell’atteggiamento e nel servizio di uno schiavo; san Paolo nella prima lettera ai Corinzi ci ha ricordato l’istituzione dell’Eucaristia e, secondo il desiderio del Signore noi ripeteremo i suoi gesti, diremo le stesse parole: «Questo è il mio corpo, questo è il calice del mio sangue» e ci nutriremo di lui.

Ebbene, quale deve essere la nostra prima preoccupazione, per corrispondere meglio al desiderio del Signore?

La nostra tendenza naturale ci porta ad occuparci di noi stessi, di ciò che facciamo, di ciò che vogliamo, delle nostre virtù e dei nostri difetti o peccati, di ciò che offriamo e di ciò che ci manca. Invece il Signore desidera che oggi noi ci preoccupiamo di una cosa sola: di ricevere il suo amore, per la nostra gioia, per la gloria di per il bene di tutte le persone che ci sono vicine.

Adoriamo in silenzio  (A)

 2 – Oggi Gesù giunge all’estremo dell’amore: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».  Per amore si fa servo, versa il suo sangue, dà la sua vita, prende su di sé tutte le nostre sofferenze e i nostri errori. Per estremo amore vuol diventare nostro cibo, venire  in noi, fare una cosa sola con noi. Soltanto l’amore può diventare questo. Accogliere l’amore dovrebbe essere facile, anzi è facile davvero. Ma sovente noi meritiamo il rimprovero della Bibbia: «Perché amate cose vane?», corriamo dietro a futilità, a illusioni, senza renderci conto dell’immensità di gioia che il Signore ci offre. Anche coloro che amano il Signore con generosità non sono capaci, stranamente, di ricevere il suo amore: pensano che più importante sia dare a lui, offrirgli le nostre buone  opere, fare delle cose per lui, e in questo modo rendono la loro vita meno felice e meno feconda.

E’ l’attitudine di Pietro. Egli non riesce a capacitarsi che il Signore renda ai suoi discepoli il servizio di uno schiavo e quando Gesù giunge da lui protesta: «Tu non mi laverai mai i piedi!». Non vuol ricevere l’amore re del Signore. Pensa che la cosa più importante sia l’amore che lui, Pietro, ha per Gesù, sia dare a lui qualcosa al Signore, dare addirittura la sua vita per il Signore. Questo era il suo sbaglio.                                                                                                    Adoriamo in silenzio    (B)

3 –   Poco prima Gesù gli aveva detto: «Non puoi seguirmi, per ora». Cioè è Gesù che deve precederci, è lui che ci ama per primo e noi dobbiamo soltanto aprirci a ricevere il suo amore. Pietro invece pretende di andare avanti per primo: «lo darò la mia vita per te!». E Gesù: «Tu darai la tua vita per me? Questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». Pietro non ha capito che prima deve ricevere l’amore del Signore: soltanto dopo sarà capace di seguirlo, di amarlo a sua volta. Domandiamo oggi la grazia di essere attenti all’amore che il Signore ci offre, di capire che dobbiamo prima di tutto rivolgere la nostra attenzione a lui e non a noi stessi. Accettare l’amore del Signore che ci purifica, accettare che il Signore ci perdoni, accettare che Signore renda bella la nostra anima, la santifichi. Non possiamo noi santificarci, dobbiamo lasciare che il Signore sia lui a riempire il nostro cuore del suo amore

Se noi gustiamo quanto è buono il Signore, allora saremo trasformati, anche senza accorgercene e anche il nostro sguardo sugli altri sarà trasformato: la carità fraterna può venire soltanto da un cuore che ha gustato l’amore del Signore. San Giovanni lo dice nella sua lettera: «Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (1 Gv 4, 11). Bisogna dunque riconoscere che Dio ci ha molto amato, altrimenti non siamo capaci di amarci tra noi. Se invece abbiamo sentito quanto è grande l’amore del Signore per noi e gli altri, allora ci uniamo a lui in questo amore.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Adoriamo in silenzio    (C)

 

Preghiamo        O mirabile e prezioso banchetto che dà la salvezza e contiene la dolcezza piena! Che mai si potrebbe trovare di più prezioso di una mensa in cui ci viene offerto non tanto carne di vitelli e di capri, quanto il Cristo vero Dio? Che mai di più meraviglioso di questo sacramento, in cui il pane e il vino sono sostanzialmente trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo, al punto che Cristo stesso, Dio e uomo perfetto, è contenuto sotto le umili specie del pane e del vino!

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  II° – VENERDI’ SANTO                                      

O Gesù, vero Figlio di Dio e fratello nostro, noi ti adoriamo presente sotto i veli eucaristici e ti ringraziamo di averci amati fino al punto da offrire la tua vita per la nostra salvezza.

Tu sei l’Agnello di Dio che togli i peccati del mondo; tu hai preso su di te le nostre colpe e le hai espiate con la tua immolazione sull’altare della Croce.

Davanti a te, o Gesù, noi vogliamo rinnovare le promesse del nostro battesimo; e tu aiutaci a vivere da veri cristiani, impegnati nello sforzo di una continua conversione e di una perfetta adesione alla tua parola.

Accetta le nostre opere penitenziali e le nostre quotidiane sofferenze perché, unite ai meriti della tua passione, diventino mezzo di redenzione e di vita per noi, per i nostri cari e per tutti gli uomini.

ASCOLTIAMO LA PAROLA    (Giovanni 18, 1-19)

 1 – Per approfondire il mistero che oggi si compie, meditiamo alcune parole di Gesù nella sua passione.

La prima parola riportata da Giovanni è: «Chi cercate?” Con questa domanda Gesù prende l’iniziativa. Alla precisazione dei soldati risponde: «Sono io». Non hanno bisogno di cercarlo, si presenta lui stesso, Gesù nazareno. E un aggettivo piuttosto umiliante: “Che può venire di buono da Nazaret?», avevano detto giorno. Ed ora, eccolo: sospettato, accusato, arrestato… «Sono io». «Appena disse “Sono io” indietreggiarono e caddero a terra». In questa risposta infatti Gesù manifesta la sua gloria: “lo sono, Jahvè» è il terribile di Dio, che gli Ebrei non osano neppure pronunciarono incute riverenza e spavento. La gloria di si manifesta nell’umiltà del Nazareno.

Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano. Il buon pastore protegge le pecore, non fugge, pensa a salvarle. Giovanni commenta: «Perché si adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”».

Adoriamo in silenzio  (A2)

 2 – Pietro vuol difendere Gesù, ma egli lo rimprovera «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?». Qui con maggiore forza Gesù esprime l’amore del Padre: il calice è dono del Padre suo. Quanto amore è necessario riconoscere nella prova, nella sofferenza un dono straordinario del   del Padre, una promessa di fecondità! Chiediamo a Gesù che ripeta questa parola al nostro cuore, dalla quale viene tanta luce sulle nostre prove
Del processo meditiamo una sola parola: «Io sono re”. Per questo io sono nato e sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Questa parola è una chiamata piena di speranza. Vuole una risposta positiva e invita insieme a un esame di coscienza. A noi sembra di essere dalla verità… Ma Gesù vuole una risposta totale, senza compromessi.
La verità è rivelata nelle Beatitudini: «Beati i poveri beati gli afflitti, beati i miti, beati i misericordiosi, beati perseguitati… », a cui il mondo oppone: «Beati i ricchi, i potenti, quelli che possono fare la propria volontà, chi può dominare…». La verità di Gesù ribalta completamente le massime del mondo, le sue valutazioni e si manifesta in pieno nella passione: beato chi si lascia spogliare di tutto, beato chi dona tutto se stesso… Ora, chi è dalla verità accoglie questo messaggio.  Adoriamo in silenzio (B2)

3 – C’è poi la parola di Gesù alla madre: «Donna, ecco tuo figlio». Gesù chiede a Maria il distacco più doloroso, la rinuncia alla sua maternità fisica, ma nello stesso momento la unisce a sé più profondamente che mai. Gesù è crocifisso, ha dato veramente tutto; per essere unita a lui, Maria deve dare tutto, dare il suo figlio. Gesù dalla croce attrae tutti a sé; Maria perde Gesù e lo ritrova in tutti, rinuncia alla maternità fisica e riceve una maternità universale, è madre della vita nuova che gli uomini ricevono dal sacrificio di Gesù.
«Ho sete». Giovanni precisa che Gesù disse questa parola «per adempiere la Scrittura». E l’estrema obbedienza volontà del Padre. Questo grido entri nel nostro cuore evi faccia zampillare santi desideri. Ed ecco la parola “estrema”: «Tutto è compiuto». Lo dobbiamo riconoscere con profonda compassione e gratitudine: veramente Gesù ci «amò sino alla fine». Ora tutto è finito, non ci può essere azione più grande per la gloria del Padre e per la nostra salvezza.
Dice la Scrittura: «Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto» (Gn 2, 2). In un certo senso potremmo dire che Dio non aveva ancora terminato la opera, ma aveva compiuto solo la prima parte della trazione dell’uomo; ora ci ha conferito la pienezza della vita, in questa morte che si apre sulla risurrezione.
Adoriamo in silenzio (C2)

       – Seguono Preghiere adeguate alla Passione di Cristo.

Conclusione: O dio che nella Passione di Cristo nostro Signore ci hai liberato dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmesso a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione dello Spirito, fa che portiamo l’immagine dell’omo celeste. Per Cristo nostro Signore.

 

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