Vincere la desolazione spirituale con la preghiera

Venerdì XXVII per Anno 2016  –    Vincere la desolazione spirituale con la preghiera

 

DISPONIAMOCI ALLA PREGHIERA 

– PREGHIERA DELLA CELLULA

–  METTIAMOCI ALLA PRESENZA DI  DIO  

Signore Gesù, fonte della carità universale, donaci una mentalità internazionale, fondata sull’universalismo del tuo messaggio e della tua Chiesa. Tu che hai voluto costituire in una unità tutta la comunità umana, sviluppa in noi uno spirito missionario rivolto a tutta l’umanità.

(In silenzio  creiamo  un’atmosfera interiore di intimità con Gesù presente nell’Eucaristia            

–       INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO      

  Spirito Santo, apri la nostra mente, il nostro cuore, il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto, ai poveri privi del necessario, ma soprattutto a quanti non conoscono Dio, il suo amore, la sua misericordia e la sua tenerezza.

 (In silenzio invochiamo lo Spirito su di noi e sui fratelli)

 

  • ASCOLTIAMO  E  PREGHIAMO  LA  PAROLA     

Cosa succede nel nostro cuore quando veniamo presi dalla “desolazione spirituale”?   Il Papa ha messo l’accento sull’importanza del silenzio e della preghiera per vincere i momenti più bui.  “Giobbe era nei guai: aveva perso tutto”. Egli fu spogliato di ogni suo bene, perfino dei suoi figli. Si sente ormai perso, ma non maledice il Signore.

 

1 – Tutti prima o poi viviamo una grande desolazione spirituale
Giobbe vive una grande “desolazione spirituale” e si sfoga davanti a Dio. E’ lo sfogo di un “figlio davanti al padre”: “La desolazione spirituale la proviamo tutti: può essere più forte, più debole … Ci si trova senza speranza, diffidenti, senza voglia di vivere, con tante agitazioni nel cuore e anche nelle idee … Nella desolazione uno si sente schiacciato: non riesce, e anche non vuol vivere: ‘Meglio è la morte!’. E’ lo sfogo di Giobbe. Meglio morire che vivere così. Noi dobbiamo capire quando il nostro spirito è in questo stato di tristezza allargata: a tutti noi capita, questo. Forte o non forte … A tutti noi. Capire cosa succede nel nostro cuore”.

Questa  è “la domanda che noi possiamo farci: ‘Cosa si deve fare quando noi viviamo questi momenti oscuri, per una tragedia familiare, una malattia, qualche cosa che mi porta giù”. Qualcuno  pensa di “prendere una pastiglia per dormire” e allontanarsi “dai fatti”, o “prendere due, tre, quattro bicchierini”. Questo, ha ammonito, “non aiuta”. La parola di Dio “ci fa vedere come fare con questa desolazione spirituale, quando siamo tiepidi, giù, senza speranza”.               Adorazione silenziosa

                                                                                                                                                         2 – Quando ci sentiamo persi, pregare Dio con insistenza.    Nel Salmo responsoriale, il Salmo 87, c’è la risposta: “Giunga fino a Te la mia preghiera, Signore”. Bisogna pregare, pregare forte, come ha fatto Giobbe: gridare giorno e notte affinché Dio tenda l’orecchio:

“E’ una preghiera in cui si bussa alla porta, ma con forza! ‘Signore, io sono sazio di sventure. La mia vita è sull’orlo degli Inferi. Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai senza forze’. Quante volte noi ci sentiamo così, senza forze … E questa è la preghiera. Lo stesso Signore ci insegna come pregare in questi brutti momenti. ‘Signore, mi hai gettato nella fossa più profonda. Pesa su di me il Tuo furore. Giunga fino a Te la mia preghiera’. Questa è la preghiera: così dobbiamo pregare nei momenti più brutti, più oscuri, nella desolazione, che ci schiacciano, proprio. Questo è pregare con autenticità. E anche sfogarsi come si è sfogato Giobbe con i figli. Come un figlio”.

Il Libro di Giobbe parla poi del silenzio degli amici. Davanti a una persona che soffre, ha sottolineato il Papa, “le parole possono fare male”. Quello che conta è stare vicino, far sentire la vicinanza, “ma non fare discorsi”.                                                                                                                                                                       Adorazione silenziosa

 

3 – Silenzio, presenza e preghiera, così si aiuta davvero chi soffre
“Quando una persona soffre, quando  è nella desolazione spirituale  si deve parlare il meno possibile e si deve aiutare con il silenzio, la vicinanza, le carezze; pregando il Padre”:

Prima di tutto, pregare per riconoscere in noi i momenti della desolazione spirituale, quando siamo nel buio, senza speranza, e domandarci perché. Secondo, pregare il Signore, per esempio con il Salmo 87 che ci insegna a pregare, nel momento del buio. ‘Giunga fino a Te la mia preghiera, Signore’. E terzo, quando io mi avvicino a una persona che soffre, malata, sofferente, nella desolazione, stare in silenzio; ma silenzio con tanto amore, vicinanza, carezze. E non fare discorsi che alla fine non aiutano, anzi  fanno del male”.

“Preghiamo il Signore  perché ci dia queste tre grazie: la grazia di riconoscere la desolazione spirituale, la grazia di pregare quando noi saremo stati sottomessi a questo stato di desolazione spirituale, e anche la grazia di sapere accompagnare le persone che soffrono momenti brutti di tristezza e di desolazione spirituale”.  Adorazione silenziosa

 

  • II – La NOSTRA RISPOSTA ALLA PAROLA                     A)L’ascoltiamo    in silenzio  B)  La meditiamo  (ruminazione!)    

            “Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta!”  La Parola è un seme da accogliere nel nostro cuore e custodire nel silenzio meditativo.        

        LODIAMO  Gesù      

–   RINGRAZIAMOLO

–   DOMANDIAMOGLI  PERDONO  E  INTERCEDIAMO PRESSO  DI  LUI

  • III– GESU’  PASSA  IN  MEZZO A NOI   E  CI  BENEDICE
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