«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (II)

Messaggio del Papa per la 28° giornata del malato 11 febbraio 2020
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (continua)
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4. Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo “persona”, viene sempre prima dell’aggettivo “malata”. Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile.
Nell’esperienza del limite e del possibile fallimento anche della scienza medica di fronte a casi clinici sempre più problematici e a diagnosi infauste, siete chiamati ad aprirvi alla dimensione trascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione. Ricordiamo che la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile (cfr Istr. Donum vitae, 5; Enc. Evangelium vitae, 29-53). La vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita. In certi casi, l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona. In ogni caso, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato.
Purtroppo, in alcuni contesti di guerra e di conflitto violento sono presi di mira il personale sanitario e le strutture che si occupano dell’accoglienza e assistenza dei malati. In alcune zone anche il potere politico pretende di manipolare l’assistenza medica a proprio favore, limitando la giusta autonomia della professione sanitaria. In realtà, attaccare coloro che sono dedicati al servizio delle membra sofferenti del corpo sociale non giova a nessuno.
5. In questa XXVIII Giornata Mondiale del Malato, penso ai tanti fratelli e sorelle che, nel mondo intero, non hanno la possibilità di accedere alle cure, perché vivono in povertà. Mi rivolgo, pertanto, alle istituzioni sanitarie e ai Governi di tutti i Paesi del mondo, affinché, per considerare l’aspetto economico, non trascurino la giustizia sociale. Auspico che, coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute. Ringrazio di cuore i volontari che si pongono al servizio dei malati, andando in non pochi casi a supplire a carenze strutturali e riflettendo, con gesti di tenerezza e di vicinanza, l’immagine di Cristo Buon Samaritano.
Alla Vergine Maria, Salute dei malati, affido tutte le persone che stanno portando il peso della malattia, insieme ai loro familiari, come pure tutti gli operatori sanitari. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 3 gennaio 2020

Papa Francesco————————–

LA MIA ORA CON GESU’

MI PREPARO ALLA PREGHIERA.
Signore Gesù, sono qui per ascoltare il Tuo invito alla conversione. In questo tempo quaresimale, tempo favorevole, mi sento chiamato ad una maggiore unione con Te attraverso la meditazione della Tua parola, la preghiera per poter seriamente, riflettere sulle scelte che devo fare. Tu sei sempre il modello da imitare nella mia vita, ma in questo particolare periodo, mi chiedi di seguirti in modo speciale mentre prendi la Tua croce, ti avvii verso il calvario per ottenere la mia salvezza.
La tentazione è quella di scegliere ciò che è più facile che porti più successo e di allontanarmi dalla croce che tu mi offri. Signore questo periodo voglio dedicare più tempo alla preghiera, al silenzio alla mortificazione, come Tu hai fatto soprattutto nei momenti più decisivi nei quali ti univi in modo speciale al Padre per comprendere la Sua volontà e viverla totalmente. Signore, apri il mio cuore e donami la sapienza della croce affinché possa seguirti docilmente in questa Via Crucis quaresimale.

ALLA PRESENZA DI DIO
Signore Gesù, il luogo privilegiato per meditare è davanti a Te, esposto nell’Eucaristia e mi metto ai tuoi piedi anche se solo con il cuore. Lì posso rientrare in me stesso e lasciarmi trasformare dal Tuo sguardo. Dall’Eucaristia, dove sei realmente presente e rinnovi il mistero pasquale, desidero attingere forza, amore, fedeltà, per portare la Tua croce assieme a quelle dei fratelli.
In questo periodo sentiamo più pesante la croce per la nuova calamità che ci affligge, ma sappiamo che può diventare mezzo di purificazione, santità; che può riportare a te l’umanità che tanto si è allontanata. Per questo desidero offrirti questa nuova croce con generosità. Grazie Gesù perché non ti stanchi di noi, ma ci richiami sempre al Tuo amore.

LEGGO LA PAROLA Mt 20,17-23
17 Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro:
18 «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte
19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».
20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
21 Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
22 Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».
23 Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».

RICOSTRUISCO LA SCENA.
Gesù va verso Gerusalemme, dove realizzerà, la nostra salvezza. E’ la terza volta che Gesù parla della Sua passione. Il progetto di Dio è tanto lontano da quello dei discepoli. Gesù avrà la gloria annientandosi. L’uomo cerca la gloria senza fatica. Gesù cerca di illuminarli chiedendo loro se possono bere il Suo calice. Accettano pur non sapendo in che cosa consista perché vogliono la gloria che hanno chiesto. Anche loro dovranno fare un lungo cammino nella fede e accettare fino in fondo che essere discepoli di Gesù vuol dire seguirlo fino alla morte.
Non si arriva alla gloria senza il cammino della croce. Noi vogliamo sempre che ciò che chiediamo venga esaudito. Poveri noi se il Signore esaudisse sempre le nostre richieste! Gesù parla di promesse d’amore e le realizza e noi invece esprimiamo i nostri desideri di egoismo.
Gesù vuole che esprimiamo i nostri desideri ma desidera che li confrontiamo con i Suoi e i desideri di Gesù sono veramente per il nostro bene, per la nostra santità. Signore insegnaci a condividere i Tuoi desideri e a saper accettare con amor e ciò che Tu ci offri, anche la croce.

MEDITO LA SCENA
Gesù anche a me Tu presenti la gloria che mi attende, ma la gloria non nasce dal nulla E’ costruita nella croce. Gesù Tu hai realizzato il Tuo regno proprio sulla croce “Quando sarò innalzato sulla croce, attirerò tutti a me”. Gesù avevi già annunciato la Tua passione .
I Tuoi non hanno compreso ma Tu, con pazienza, ripeti e li richiami. L’ultima chiamata per far conoscere la gloria di Dio così diversa da quella che l’uomo suppone. La rivelazione del Figlio dell’uomo che sale a Gerusalemme è luce che vuole squarciare violentemente le nostre tenebre.
L’uomo desidera la gloria per essere servito. Il suo orgoglio gli fa cercare sempre i primi posti ma La gloria di Gesù si rivelerà dall’alto della croce e la Chiesa di nient’altro si vanta se non della Croce di Cristo. Gesù trasforma il nostro orgoglio in umiltà e fa che possa dirti con sincerità “ Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso come io per il mondo”

AMO CONTEMPLO ADORO.
Gesù parla tre volte della Sua passione.
Dopo aver affermato la divinità di Gesù Pietro si scandalizza della croce e Gesù lo chiama : Satana. La seconda volta che Gesù parla della sua passione non osano chiedere spiegazioni. I discepoli non vogliono capire e dovranno aspettare d i vederlo flagellato, morto e risorto.
Quanta fatica facciamo ad accettare la croce soprattutto accettarla come dono di salvezza!
Eppure quella è l’unica strada per andare in paradiso. “ O croce beata, unica speranza di vita”. “ Signore siamo tanto superbi, aspiriamo a onori e la croce diventa motivo di scandalo.
Per comprendere la croce è necessaria l’umiltà perché solo l’umiltà ci da la capacità di accettare le Tue sofferenze Gesù, quelle nostre e dei fratelli. Solo in chi è umile Tu Signore puoi compiere le tue opere di purificazione con la logica di Dio.
Solo chi è umile può completare ciò che manca alla Tua passione. Signore tu dici che noi non siamo del mondo e quindi non dobbiamo ragionare con la sua logica, ma con la tua che è: servizio, farsi ultimo, farsi piccoli. Questo è inaccettabile per il mondo ma diventa sapienza divina perché giudichiamo secondo Dio. Non esiste altra via per essere seguaci Tuoi, Gesù, che sei venuto non per essere servito, ma per servire e dare la Tua vita i n riscatto per tutti”.
“ O Figlio dell’eterno Padre Gesù cristo Signore nostro vero re dell’universo Quale l’eredità che tu hai lasciato in questo mondo per noi tuoi discendenti? Che cosa hai posseduto, Signor mio se non travagli, tormenti, e disprezzi? Ah! Mio Dio, se non vogliamo rinunciare alla Tua eredità dobbiamo abbracciare la sofferenza. Le Tue insegne sono cinque piaghe e quelle piaghe devono essere il nostro stemma se vogliamo ereditare il tuo regno. (Santa Teresa di Gesù)

Comunione spirituale – Conclusione
Gesù mio, ti credo presente nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che abbia mai a separarmi da te.
Concludo recitando una decina di Rosario e un Pater, Ave, Gloria.

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VITA DELLA NOSTRA FAMIGLIA

MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!
Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.
In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

2. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.
In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui.

3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).

Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.

4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.

Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.

Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14).

Francesco come Pane vivo disceso dal cielo.
Tu sei la pienezza della vita, tu sei la risurrezione e la vita, tu Signore, sei la salute dei malati. Oggi ti voglio presentare tutti i miei mali, perché tu sei uguale ieri, oggi e sempre e tu stesso mi raggiungi dove mi trovo.
Tu sei l’eterno presente e mi conosci. Ora, Signore, ti chiedo d’aver compassione di me.
Visitami per il tuo vangelo, affinché tutti riconoscano che tu sei vivo, nella tua Chiesa, oggi; e che si rinnovi la mia fede e la mia anima.
Abbi compassione delle sofferenze del mio corpo, del mio cuore e della mia anima. Abbi compassione di me, Signore, benedicimi e fa che possa riacquistare la salute.
Che cresca la mia fede e che mi apra alle meraviglie del tuo amore, perché sia anche testimone della tua potenza e della tua compassione. Te lo chiedo, Gesù, per il potere delle tue sante piaghe per la tua santa Croce e per il tuo Preziosissimo Sangue.
Guariscimi, Signore! Guariscimi nel corpo, guariscimi nel cuore, guariscimi nell’anima. Dammi la vita, la vita in abbondanza.
Te lo chiedo per l’intercessione di Maria Santissima, tua Madre, la vergine dei dolori, che era presente, in piedi, presso la tua croce; che fu la prima a contemplare le tue sante piaghe, e che ci hai dato per Madre.
Tu ci hai rivelato d’aver preso su di te i nostri dolori e per le tue sante piaghe siamo stati guariti.
Oggi, Signore, ti presento con fede tutti i miei mali e ti chiedo di guarirmi completamente. Ti chiedo, per la gloria del Padre del cielo, di guarire anche i mali della mia famiglia e i miei amici.
Fa che crescano nella fede, nella speranza e che riacquistino la salute per la gloria del tuo nome. Perché il tuo regno continui ad estendersi sempre più nei cuori attraverso i segni e i prodigi del tuo amore.
Tutto questo, Gesù, te lo chiedo perché sei Gesù. Tu sei il Buon Pastore e noi siamo le pecorelle del tuo gregge.
Sono così sicuro del tuo amore, che prima ancora di conoscere il risultato della mia preghiera, ti dico con fede: grazie, Gesù, per tutto quello che farai per me e per ciascuno di loro. Grazie per i malati che stai guarendo ora, grazie per quelli che stai visitando con la tua Misericordia.

Questa la preghiera per la guarigione fisica di Padre Pio, piena di partecipazione, compassione per i peccati dei suoi e degli altrui fedeli, per la situazione fisica dei malati, che il Padre si affannò tanto a poter trovare le strutture per curare.
Tutto risulta “abbordabile” a chiunque nella comprensione e nella passione del pregare, oltre che nella pietà del suo chiedere aiuto al Signore. Tutto ciò è firma di un vero Santo.
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CELEBRAZIONE   DEL  30° ANNIVERSARIO DELL’ADORAZIONE 

Carissimi , con gioia vi partecipiamo che abbiamo celebrato il trentesimo anno dell’Adorazione. Ringraziamo il Signore dei suoi innumerevoli doni in questi anni e anche per aver accolto tanta preghiera e sofferenza che voi avete generosamente offerto.
Abbiato celebrato l’anniversario venerdì 21 febbraio alle ore 18. La santa messa è stata presieduta dal nostro vescovo Monsignor Giuseppe Baturi che ha accettato con piacere il nostro invito.
Carissimi Anziani e malati noi tutti contiamo su di voi che siete ascoltati dal Signore, affinché in questo 30° scendano dal cielo abbondanti benedizioni, di cui abbiamo tanto bisogno!